UNA VITA LIBERA GRAZIE AL REDDITO DI BASE UNIVERSALE

https://www.flickr.com/photos/shadow1621/25573833338/
Foto Jay Berkow Flickr – Smokey Light on Ridges – Denali Park

In un post precedente – Come il Reddito Incondizionato di Base Garantirà la Libertà Finanziaria per Tutti – ho introdotto in questo blog il concetto del Reddito di Base Universale (RBU), un tema che ha attratto l’ago della mia “bussola curiosa” che ha puntato dritto dritto lì.

Ma come mai? Il tema mi affascina molto e sono certa che sarà sempre di più parte del dibattito pubblico futuro. Dal referendum in Svizzera del giugno 2016 ai numerosi esperimenti che sono e saranno condotti negli USA e in Europa per verificarne la fattibilità, è diventato difficile tenere il passo con le notizie che lo riguardano. 

Ma la ragione del fascino che il RBU esercita su di me è anche personale perché arriva in un momento della mia vita “di mezzo” in cui sono giunta a certe conclusioni e ad una consapevolezza che fino a qualche anno fa non avevo. Ero parte del sistema, ci credevo, pensavo che tutto avesse un senso.

Ma mi sbagliavo. E di grosso. In realtà ho capito che siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Ad una situazione in cui le persone lavorano in ambienti ostili e distruttivi. Al solo scopo, spesso, di avere lo stipendio alla fine del mese che gli consenta di sopravvivere e/o di comprare cose di cui non hanno alcun bisogno.

Ma, a differenza di quanto fatto nel post precedente, in cui parlavo a livello “macro”, intendo qui soffermarmi sul “micro”,  sull’individuo che è alla base e che è il vero protagonista di questa storia.

Ma, di nuovo, perché? Perché un reddito di base universale e incondizionato dovrebbe essere garantito a tutti, me compresa? Come vivrei io, personalmente, questa chance se mi venisse data? Un “esperimento virtuale personale” che faccio da qualche tempo ed esplorando le infinite possibilità che tutti noi abbiamo oggi a disposizione.

Così, da ormai un paio di anni, ho incominciato a leggere di più, sognare di più, fare esercizio fisico e studiare in maniera costruttiva, con altra motivazione che non l’ottenimento di un “pezzo di carta”. Ma ho anche esplorato possibilità alternative di vita e lavoro.

Dalla apertura di un negozio on line per una amica stilista di abiti per bebè, alla idea di lanciare proprio questo blog.

Dalla voglia di capire come raggiungere una indipendenza finanziaria grazie agli investimenti (attivi e passivi), al sogno di fare la “micro venture capitalist” con il crowdfunding.

Dal ritorno – anche se per pochi mesi all’anno – a vivere nella mia amatissima Olanda, alla possibilità di scrivere un ebook e autopubblicarlo.

Ma non è così solo per me. Parlarne con colleghi e amici mi ha permesso di vedere l’abbondanza di creatività e di voglia di uscire dalla gabbia dorata che è il “posto fisso”. Anche con un “semplice” hobby…

…chi fa fotografia artistica con metodi innovativi…

…chi dipinge bellissimi acquerelli…

…chi fa attività a supporto dei bambini autistici grazie a fantastici progetti di agricoltura sociale

…e chi, grazie ad un archivio ereditato dal padre stimato sinologo, ha a disposizione migliaia e migliaia di diapositive storiche sulla Cina che può facilmente trasformare in un sito aperto a tutti gli studiosi del mondo.

Una ricchezza di talenti e di risorse che solo adesso ha incominciato ad emergere dall’oscurità, grazie ad internet.

Ma anche chi non ha queste velleità artistiche ma preferisce semplicemente usare il proprio tempo in modo diverso da quello di assecondare le visioni egocentriche e megalomani di schiere di dirigenti incompetenti e arroganti per assicurarsi un “posto al sole”, anche quelli, con un RBU , avrebbero la possibilità di liberarsi dalle catene e sognare una vita alternativa.

E, se ci si riflette, le maggiori scoperte scientifiche sono state fatte da persone che non “lavoravano” in senso stretto. Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo alcune delle più importanti intuizioni scientifiche e artistiche sono venute a chi non aveva un lavoro in senso stretto. Aristocratici che si potevano permettere una vita libera! E queste persone non si sentivano certo inutili né il loro contributo all’avanzamento della umanità è stato nullo, anzi.

E mi spingo oltre: forse il RBU può essere un “parare i conti” con il passato per noi donne. Dare a tutte una “rendita” come quella che veniva descritta nei libri di Jane Austen dove le sue eroine avevano bisogno – grazie alla eredità o ad un matrimonio mirato –  di un patrimonio più o meno sufficiente a mantenerle senza lavorare.

Così anche noi, donne del ventunesimo secolo, dovremmo reclamare il diritto ad avere la possibilità di dire di no, se lo vogliamo, non solo alla maternità o al matrimonio, ma anche al “doppio lavoro”: dentro e fuori casa. E liberare così quell’energia creativa che bolle – e che è esistita da sempre ma che si è potuta esprimere solo in rari casi – sotto la superficie.

Un articolo della prestigiosa rivista USA The Atlantic ha affrontato l’argomento: cosa può voler dire una vita “senza lavoro” per il singolo individuo? Può funzionare? La conclusione che l’autore trae è che la società odierna, basata sulla concezione che il lavoro sia un “must” per tutti e dove chi non lavora viene ostracizzato e emarginato, potrebbe essere facilmente superata. Grazie al recupero del tempo bisognerà re-imparare a giocare, anche da adulti.

E a vivere la vita come una avventura di esplorazione e ricerca. Una capacità che, come affermato nell’articolo, era ampiamente usata in passato dai nostri antenati ma che, oggi, è andata quasi completamente perduta. Bisogna ricominciare a capire come usare il proprio tempo o, semplicemente, a non fare nulla!

In conclusione, credo che la risposta alla mia battaglia verso la libertà finanziaria e per una vita più consona al mio carattere e ai miei valori e meno intrisa di attività frenetica e quantomai inutile, potrebbe venire anche dalla adozione del reddito di base.

Una rivoluzione sociale che, mi auguro, un passo dopo l’altro, grazie ad esperimenti e a sostenitori autorevoli e grazie anche all’innovazione portata dalla blockchain e dalle criptovalute, potrà vedere un giorno la luce.

Il video di 10 minuti circa che potrete vedere cliccando qui sotto – in inglese con sottotitoli in inglese – fa una panoramica direi perfetta del concetto di reddito universale. I suoi pro, i suoi contro. E di come tante supposizioni – come il fatto che questo reddito favorirebbe l’uso di droghe e alcool e indurrebbe alla pigrizia – sono contraddette dalle sperimentazioni fatte nella vita reale. Consiglio di guardare il video che, oltre ad essere semplice ed immediato da comprendere, è anche bellissimo: supercolorato e allegro. Io adoro Kurzgesagt!

Se questo post ti è piaciuto, iscriviti al blog e lascia il tuo indirizzo di posta elettronica sulla barra in alto a destra. Riceverai l’avviso di tutti i nuovi post che pubblicherò e avrai modo di leggere molte altre “chicche” accuratamente selezionate tra i mille libri, podcast e blog che leggo e che ascolto.  

ARCHIVIO DELLE NEWSLETTER

 LEGGI IL POST PRECEDENTE: L’INTELLIGENZA EMOZIONALE PER VIVERE LA VITA CON GRINTA ED ENTUSIASMO

 

Share

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.