TROVARE IL LAVORO CHE CI APPASSIONA…UNA MISSIONE IMPOSSIBILE?

FOTO Flickr Follow the Sun – Mindfulness

Nel libro di Cal Newport  SO GOOD THEY CANNOT IGNORE YOU c’è la ricetta giusta…

Per questo post mi sono ispirata ad uno dei libri che ho letto di recente, So Good They Cannot Ignore You. Scritto da un giovane professore di informatica statunitense, Cal Newport, il libro dà una interpretazione molto realistica e poco “illusoria” su come e quanto sia facile trovare il lavoro che ci appassiona. E si rivolge proprio a chi il suo lavoro non lo ama, vuole lasciare tutto e intraprendere un sogno. Ma quanto può essere reale questo sogno? Newport argomenta in maniera molto convincente la sue tesi e cioè che per intraprendere la carriera ideale, il lavoro che ci fa stare bene e che ci fa alzare la mattina carichi di entusiasmo, non basta una fantomatica “passione”. La teoria, sbandierata ai quattro venti, che l’importante sia “seguire la propria passione” non è convincente, secondo Newport. E gli esempi che porta ne sono una prova.

Ma allora, se non è la passione che si deve seguire, ammesso che uno ce l’abbia, quale è la strada giusta da intraprendere? Le regole, secondo Newport, sono quattro:

  1. NON INSEGUIRE A TUTTI I COSTI UNA “PASSIONE”…appunto…;
  2. DIVENTARE COSI’ BRAVI DA NON POTER ESSERE IGNORATI e investire nella costruzione del proprio “capitale immateriale” fatto di conoscenze e abilità che abbiano una unicità ed un valore (career capital);
  3. Acquisire CONTROLLO sul proprio lavoro grazie al “capitale immateriale” costruito e capirne il valore anche mettendosi alla prova con un “test” di mercato per vedere chi è disposto a pagare per quello che offriamo (vale soprattutto per chi vuole intraprendere una carriera da imprenditore);
  4. Identificare una MISSIONE che dia lo stimolo giusto ai progetti che vogliamo intraprendere, anche andando avanti per piccoli tentativi.

Tutto bellissimo direte voi…eppoi? Come si fa, in pratica, ad applicare quanto affermano questi “guru” americani da noi? Nel Bel Paese? Che consiglio dare ai giovani che sono in cerca di una missione e che intendono perseguire una carriera soddisfacente su tutti i fronti?

Da quello che ho visto nei miei oltre 20 anni di esperienza lavorativa e che continuo a vedere, immersa in un sistema opaco e corrotto nelle sue fondamenta, purtroppo mi sento di dire che la strada migliore da intraprendere è quella di costruirsi assolutamente un “capitale” di conoscenze e di abilità tali da poterle poi spendere al di fuori dell’Italia.

Infatti, mentre nei paesi anglosassoni quanto afferma Newport è coerente con il sistema, da noi purtroppo le cose funzionano in maniera differente. Non basta essere disciplinati, studiare e dedicarsi a qualche attività in cui le proprie capacità e il valore acquisito verranno compresi e utilizzati al meglio. Al contrario. Le organizzazioni – soprattutto quelle burocratiche così come anche le università – vedono colui o colei che ha una “marcia in più”, che è dotato di entusiasmo e di curiosità, come un potenziale nemico da combattere.

Il mio caso è emblematico. Sono una dipendente di un ente pubblico e mi trovo circondata da tante, tantissime persone totalmente insoddisfatte e infelici. Questo perchè sono bloccate in un meccanismo che ha le caratteristiche precise di “negatività” che vengono citate da Newport e dalle quali lui consiglia di fuggire a gambe levate. Che sono:

  • Un impiego che dà pochissime opportunità – se non nessuna – di farsi notare grazie ad abilità particolari e di valore;
  • Il lavoro in se stesso è del tutto inutile o, ancora peggio, controproducente;
  • Il lavoro costringe ad essere in contatto con persone sgradevoli e con cui non vorremmo avere nulla a che fare.

Per quanto mi riguarda, quindi, e per chiudere il cerchio, personalmente ho abbracciato la filosofia di Nassim Nicolas Taleb. Uno scrittore – già trader e manager di hedge fund – autore del besteller Il Cigno Nero, che sostiene una tesi audace. Meglio un lavoro di “bassa qualità”, di minima responsabilità, di pochissima visibilità, ma che ci permette di dare spazio ai nostri interessi e alle nostre “passioni”, piuttosto che scendere a compromessi. Io ho scelto di fare un passo indietro e cercare la soddisfazione e il piacere di lavorare su altri progetti. Progetti su cui posso continuare a crescere, imparare, affinare le mie abilità. Come questo blog!

Per concludere, e per dare una speranza a chi, magari, non è più tanto giovane ma vuole altresì fare un tentativo e cambiare la propria vita, nonostante l’Italia, consiglierei di provare ad analizzare le proprie abilità e capire come valorizzarle. Conosco persone che dipingono, o che hanno una passione per la fotografia, per la scrittura. Per la cucina. O che sanno come aggiustare qualsiasi cosa. O che, ancora, hanno una casa a disposizione da poter affittare attraverso siti quali AirBnB. Oggi ci sono i mezzi e le soluzioni tecnologiche per portare avanti, o se non altro sperimentare, occupazioni potenzialmente in grado di generare un reddito alternativo.

E quindi, nonostante Newport abbia delle remore nei confronti di chi sostiene la possibilità di vivere una vita indipendente grazie al passive income – rendita passiva – o alla creazione di un business online (che sia la vendita di prodotti fisici con l’ecommerce o prodotti informativi), io credo invece che questa opzione possa essere una valida alternativa per chi non è più giovanissimo, non ha il tempo di costruire una “professionalità” (carreer capital) che abbia valore per il mercato del lavoro. Un approccio focalizzato sull’indipendenza e il perseguimento di un reddito alternativo rispetto a quello offerto da un impiego “dalle nove alle cinque” è, secondo me, più che legittimo.

Ciò non esclude, naturalmente, il fatto che anche queste occupazioni “parallele” vadano perseguite con impegno e che sia necessario investire il proprio tempo – qualsiasi età si abbia – per essere “così bravi che sarà impossibile ignorarci”!

Il sogno – come detto in apertura di questo post – può essere perseguito senza troppi rischi, senza mettere a repentaglio il proprio lavoro “fisso”, ma valutando attentamente e facendo piccoli tentativi. Un passo dopo l’altro che potrà dare, a chi magari non è più giovanissimo ma vuole provare a cimentarsi in nuove sfide, quello che non esiste nel “sistema”. Un sfida tutta personale, ma entusiasmante, per chi vuole perseguire un cosiddetto “lifestyle business”, un modo di vivere che permetta di lavorare in maniera più autonoma, libera…soprattutto in Italia dove questa cultura dell’imprenditorialità non è diffusa – a ragione o a torto – ma dove invece l’artigianalità e il saper fare sono nel nostro DNA.