SUPPORTARE E PROMUOVERE LA RICERCA SCIENTIFICA

…con il mecenatismo diffuso del crowdfunding e con l’innovazione aperta della blockchain…

In questo post mi allontano un pò dagli argomenti che ho coperto fino ad oggi nel blog anche se, in realtà, il tema che affronto è sempre riconducibile a quelli che sono i miei interessi e le mie curiosità. Passioni e curiosità che ho l’opportunità di condividere sulla rete e che sono certa potranno essere accattivanti per molti che, magari, non ne hanno mai sentito parlare.

Parlo della ricerca scientifica e di come questa possa essere supportata e alimentata non solo da soggetti pubblici e da istituzioni governative, ma da tutti noi.  Come fossimo tanti piccoli MECENATI!

E parlo, inoltre, di come, con la blockchain e la decentralizzazione della rete, l’innovazione aperta possa diventare realtà. 

Un post che è strutturato in due “sezioni”, complementari l’una con l’altra – come due facce della stessa medaglia –, in cui propongo due “soluzioni” per superare gli ostacoli e le barriere che ad oggi bloccano o rallentano lo sviluppo tecnologico e la ricerca.

Ma facciamo una premessa:

La mia è una passione per la ricerca scientifica e per l’innovazione che mi è cresciuta negli anni e che non ho smesso di coltivare attraverso letture e studi e grazie anche all’incarico di valutatrice dei progetti Proof of Concept dello European Research Council che ho ricoperto per tre anni (dal 2012 al 2015) con enorme gioia e soddisfazione.

Un incarico che mi ha permesso di “sbirciare” in un mondo affascinante e del tutto sconosciuto al “grande pubblico”- soprattutto italiano – e che riserva potenzialità infinite per chi, come me, è animato dal grande desiderio di conoscere “altri mondi” e di ampliare, da neofita e con i mezzi a mia disposizione, conoscenze e orizzonti.

In tre anni ho valutato più di 100 progetti provenienti da ricercatori e scienziati di ogni paese europeo e non. In ambiti che vanno dalla fisica delle particelle, alla genetica, dalle nanotecnologie ai componenti elettronici. Un bacino ricchissimo di idee che potrebbero aprirsi al grande pubblico alimentando così una “filantropia diffusa”…”in che modo?” mi chiederete voi? Con il CROWDFUNDING…rispondo io!

L’appello SALVIAMO LA RICERCA ITALIANA che era stato lanciato sul sito Change.org qualche tempo fa a sostegno della ricerca e per aumentare gli investimenti pubblici per la ricerca scientifica di frontiera, in Italia, era ed è totalmente condivisibile e quantomai opportuno. Ed è per questo che, all’investimento pubblico ne aggiungerei un altro, sempre “pubblico”, ma diffuso. Uno strumento di supporto che permetterebbe a chiunque, sulla base di progetti scientifici e di ricerca presentati direttamente, di finanziare, con una piccola (o grande) somma, il loro sogno.

Parlo, appunto, del crowdfunding, un fenomeno che si sta espandendo in maniera esponenziale con centinaia di piattaforme aperte a chiunque voglia donare (crowdfunding donation based) o investire (crowdfunding equity based). Sono note ormai le campagne su Kickstarter o Indiegogo, due delle piattaforme più famose, che raccolgono milioni di dollari in donazioni per finanziare la realizzazione dei gadget tecnologici più disparati, oppure per progetti artistici e culturali.

Nel caso della ricerca e della scienza, dove il modello da applicare è quello del crowdfunding donation-based, sono poi operative negli USA alcune piattaforme specializzate. Experiment, ad esempio, è nata dall’idea di un gruppo di giovani californiani di San Francisco con la vocazione per la diffusione e la promozione della ricerca scientifica. Ad oggi ha lanciato circa 740 progetti per una media di $4.300 ciascuno raccogliendo oltre sette milioni di dollari complessivamente. O anche Consano che è dedicata, invece, esclusivamente al supporto della ricerca medica.

E da poco anche la prestigiosissima università di Oxford ha lanciato il suo sito di crowdfunding, OXREACH, con l’obiettivo di permettere a tutti, con un click, di essere parte di qualcosa che va al di là delle nostre piccole ambizioni.

In Italia, fino a poco fa, non esisteva ancora uno strumento del genere e l’unico modo per donare e supportare la scienza era quello di devolvere il 5×1.000 sulla dichiarazione dei redditi, o fare delle donazioni a fondazioni come Telethon o AIRC.

Da poco, invece, è nato presso l’Università di Pavia il progetto UNIVERSITIAMO (VIDEO) che ha lanciato e concluso con successo 26 campagne di crowdfunding per i suoi ricercatori. Tra queste, una che mi piace segnalare e che è stata chiusa con successo, è La Stampa in 3D Aiuta il tuo Chirurgo per lo sviluppo di una tecnologia che ha l’obiettivo di migliorare le prestazioni dei chirurghi e che ha raccolto oltre 65mila euro da 195 donatori!

Ma le potenzialità sono enormi, sia dal lato della domanda che dell’offerta. Il progetto di Pavia è solo una “goccia nel mare” rispetto a quanto potrebbe essere fatto mettendo “a rete” più università e centri di ricerca e lanciare così in un’unica piattaforma le loro campagne. Sul modello della statunitense Experiment che “mette insieme” Cornell, Berkeley, Northwestern University e molte altre prestigiose istituzioni USA.

In Italia esiste un “esercito” di giovani – e non solo – ricercatori brillanti che sarebbero felici di condividere la loro passione e visione con un pubblico di “fans”.

Ma fanno anche parte di questo esercito tutti coloro che appartengono alla generazione precedente come, ad esempio, i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori che partecipano ai concorsi internazionali quali l’europeo European Union Contest for Young Entrepreneurs che premia i giovanissimi studenti con progetti scientifici da loro ideati nei laboratori scolastici.

Sarebbe bello poter “adottare” uno di questi giovani scienziati, come si fa con i bambini africani, magari dandogli, per un anno, una “borsa di studio” collettiva. Personalmente darei tutto il supporto possibile a Jack Andraka che, in un affascinante TED Talk, ha spiegato come è riuscito ad ideare un test per la diagnosi precoce del cancro al pancreas. Davvero eccezionale!

Come c’è una “domanda potenziale” di fondi per la ricerca, così esiste un pubblico di appassionati che leggono riviste scientifiche e sono abbonati  alla newsletter di Scienza In Rete, ascoltano Radio3Scienza o Moebius di Radio24, seguono i corsi delle piattaforme online Coursera o EdX più disparati e appassionanti. O che, grazie alle iniziative di citizens science diventano essi stessi piccoli scienziati “amatoriali”.

Perché, quindi, non permettere a quest’altro “esercito” di finanziare direttamente la ricerca scientifica così come si fa con il 5×1000?

Rispetto alle donazioni cui ho già accennato, il crowdfunding per la scienza garantisce la trasparenza su dove i fondi vengono indirizzati. Le donazioni non confluiscono in un “calderone” unico che poi va ad alimentare progetti di cui non si ha notizia, ma ciascuno può “investire” su progetti specifici, che possono essere seguiti e controllati. Altra importante caratteristica che differenzia il crowdfunding dalla donazione a strutture grandi ma anonime, è il contatto diretto con il ricercatore che potrà così raccontare la sua storia e condividere i suoi obiettivi con la folla.

Esistono degli interrogativi, delle questioni che restano da valutare e verificare. In primis, quello della diffusione al pubblico delle informazioni e dei dati legati alla ricerca. La diffusione delle informazioni potrebbe ostacolare un futuro interesse a brevettare, ed è certamente da tenere in attenta considerazione.

Così come anche va considerata la possibilità di rendere disponibili i risultati della propria ricerca in una ottica di open science di cui molto si parla recentemente.

Il crowdfunding per la scienza, soprattutto in Italia, potrebbe rappresentare uno strumento per stimolare la diffusione della cultura scientifica, aprire gli orizzonti ai giovani e ai meno giovani che credono che qualcosa possa essere fatto anche senza attendere le decisioni dei politici di turno. L’Unione – e la Collaborazione – fanno la vera FORZA.

LA BLOCKCHAIN PER LA RICERCA SCIENTIFICA

Ma vediamo anche l’altra faccia della medaglia, quella della innovazione aperta – open innovation –  e di come la blockchain (di cui ho parlato nel mio post precedente) possa permettere di aprire i cancelli chiusi del mondo accademico e delle istituzioni centralizzate, spesso più legate alla politica e agli interessi personali che non all’avanzamento della conoscenza.

La blockchain, infatti, può aiutare la ricerca ad essere aperta e trasparente, a premiare chi davvero riesce a risolvere i problemi più complessi, e a fare in modo che i fondi che vengono destinati ad oggi solo a coloro che possono vantare le giuste referenze, siano invece accessibili a tutti. Perché esistono menti brillanti che non hanno accesso alle istituzioni accademiche da sempre arroccate su posizioni vecchie ed immutabili e che non sono per nulla aperte al cambiamento.

Un altro problema che questa nuova tecnologia può risolvere è quello della frammentazione e della dispersione in mille rivoli dei fondi destinati alla ricerca. Che troppo spesso si concretizzano in un enorme spreco. L’approccio decentralizzato, invece, incoraggia la collaborazione a livello globale, e permette lo scambio di informazioni e conoscenza senza compromettere la possibilità di premiare chi raggiunge l’obiettivo prefissato.

La soluzione è la creazione di una piattaforma globale, Matryx, che “gira” sulla blockchain e che permette a tutti, professionisti e semplici amatori, di partecipare alle grandi sfide del nostro tempo.

Matryx funziona così: attraverso una simulazione di realtà virtuale, sulla piattaforma vengono postati i problemi che, di volta in volta, i vari soggetti hanno necessità di risolvere. Questi problemi (ad esempio la progettazione di una navicella spaziale) vengono “messi all’asta” e, attraverso un meccanismo di competizione collaborativa, si sviluppano successivi round per risolvere il problema e fornire la risposta. La blockchain permette di tracciare e individuare con certezza i soggetti che hanno risolto – in parte o del tutto – il problema e premiarli per questo.

Il pagamento avviene con il token – la criptovaluta – della piattaforma Matryx, che perciò acquista un valore all’interno della piattaforma e successivamente anche al di fuori.

Insomma, una nuova frontiera della ricerca aperta e condivisa che potrà portare risultati al momento imprevedibili.

IN CONCLUSIONE

 Resto convinta che la soluzione alla nostra crisi, in Italia e in Europa, sia nel finanziamento e nell’investimento massiccio dello Stato in ricerca scientifica e tecnologica.

Il crowdfunding potrà essere un modo alternativo, parallelo, per supportare, attraverso un’azione collettiva, quanto di meglio la nostra cultura ha da offrire.

Così come sono certa che il crowdfunding, come affermano i più importanti “guru” della psicologia della felicità, ci renderà più felici perché ci permetterà, nel limite delle nostre possibilità, di contribuire alla rivoluzione dal basso del “donare”: prima di ricevere bisogna donare ed è questo che rende gli individui più aperti e pronti ad essere disponibili verso gli altri.

Ma è anche necessario adottare nuovi schemi, nuovi modi di premiare e compensare il lavoro portato avanti da menti geniali ma sconosciute ai più. Oggi, grazie alla blockchain, sarà possibile guardare al futuro con più ottimismo.

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