SCOTT SANTENS – Un moderno paladino che vuole cambiare il mondo con il Reddito di Base Universale

Scott Santens – foto di Katie Smith

… ♪ ♫ se potessi avere, mille lire al mese ♫ ♪ ….tutti,  ma proprio tutti, ricorderanno il famoso ritornello della omonima canzone degli anni ’40 (il testo completo, che non potrebbe essere più attuale, è riportato per intero alla fine del post).

Ed è proprio con questo ricordo di un’epoca passata che desidero ritornare su uno dei miei temi preferiti, il reddito di base universale, per raccontarvi una bella storia di successo e di cui, ad oggi, non mi sembra si sia sentito parlare in Italia. 

 La storia è quella di Scott Santens, un quarantenne americano di New Orleans che, quattro anni fa, ha abbracciato la causa del basic universal income – reddito di base universale – e ha deciso di sperimentare su sè stesso cosa vuol dire avere a disposizione mille dollari al mese. Incondizionatamente e senza alcun tipo di vincolo come, ad esempio, l’essere disoccupati o poveri. Il suo obiettivo era quello di raccogliere una somma che gli permettesse di coprire le spese necessarie alla “sopravvivenza”: affitto, bollette, cibo. Il minimo indispensabile – 1000 dollari, appunto – che lui aveva individuato basandosi sulla cifra riconosciuta ufficialmente quale soglia per essere giusto al di sopra della povertà.

Così, nel 2014, come dicevo, Scott ha preso in mano la situazione e, attraverso la piattaforma di crowdfunding PATREON, si è guadagnato un seguito di “fan”, di piccoli patrocinatori che gli donano cifre che vanno da 1 a 50 dollari al mese. Sei sono i patrocinatori che ne pagano 50, 144 quelli che si limitano a donare 1 dollaro e 27 coloro che hanno optato per una cifra pari a 10 dollari. Complessivamente, l’obiettivo dei 1000 dollari è stato abbondantemente superato. Tutto quello che avanza, Scott ha deciso di donarlo, a sua volta, alla comunità di attivisti del reddito di base presenti con una loro pagina su Patreon e che, come lui, hanno l’obiettivo di diffondere il messaggio negli USA e nel mondo.

Scott ha un sito dove c’è praticamente tutto: la pagina di apertura è una panoramica a “volo d’uccello” di tutto lo scibile “scottsantensiano”. Dagli articoli/post del suo blog più letti in assoluto, alle piattaforme dove lo si può supportare (anche in bitcoin, ethereum e litecoin); dalle riviste che hanno ripubblicato i suoi articoli in USA, Cina, Russia, Francia, Spagna e Bulgaria, alle testate con cui collabora (Huffington Post, TechCrunch, The Boston Globe e altre); dalle campagne di sensibilizzazione che ha portato avanti ad oggi, ad una ricca selezione di risorse per saperne di più sul reddito di base. C’è anche l’elenco di tutte le piattaforme e i social su cui Scott è attivo (Twitter, Facebook, Linkedin, Reddit, Steemit e altre ancora) e i vari podcast, video, interviste radio e conferenze cui ha partecipato…mamma mia, ce n’è da stare lì a spulciare per giorni!

Nei miei post precedenti – QUI e QUI – ho cercato di dare una panoramica, sia a livello MACRO che MICRO, del reddito di base e di come questo possa, a mio parere, rappresentare una delle soluzioni – se non “LA SOLUZIONE” – ai mali del nostro tempo. Ne ho parlato con l’entusiasmo che mi anima e con una fede quasi cieca nelle potenzialità di questa innovazione/rivoluzione della nostra economia e della società.

E, per ritornare al “nostro eroe”, cosa ha spinto Santens ad abbracciare “la causa” e farsene portavoce? Come lui stesso ha scritto per la popolare rivista americana VOX – QUI – già suo nonno prima, e suo padre poi (il primo grazie ad una eredità lasciatagli a sua volta dal padre e il secondo grazie al sistema assistenziale USA che garantiva un pensionamento molto anticipato agli ufficiali congedati), hanno usufruito di questo “diritto” e ne hanno tratto vantaggio. Hanno vissuto una vita dignitosa e libera da costrizioni e ricatti. Ma non hanno mai smesso di “lavorare”. Hanno semplicemente fatto ciò che gli interessava e gli era congeniale, senza bisogno di doversi sottomettere a capi invadenti o a farsi piacere lavori alienanti in uffici e aziende, in un sistema che da ormai molti anni, e non solo per colpa dell’automazione, vede il lavoro retribuito essere troppo spesso una “messinscena” o una “scusa” per dare, appunto, un reddito a qualcuno e far “girare” l’economia.

…ma andiamo avanti…

Con davanti agli occhi l’esempio dei suoi parenti, Santens ha deciso di costruirselo da solo il suo reddito di base. Grazie ai mezzi che oggi sono a disposizione di tutti con le piattaforme di crowdfunding, infatti, quale momento migliore per proporsi come attivista, farsi finanziare, e diffondere, il suo “vangelo”: il reddito di base?

Grazie al crowdfunding e al successo della sua campagna, Santens può considerare di “avercela fatta” e può dire a tutti noi, comuni mortali, come ci si sente quando si hanno a disposizione quei mille dollari che ti permettono di non essere totalmente dipendente dagli altri. Quello che lui ha imparato, e che di più lo ha colpito nel suo “percorso sulla via di Damasco”, è stata la sensazione di sicurezza che questo denaro gli garantiva e gli garantisce. Una sensazione che ha un valore ben al di sopra di quella puramente monetaria e che – come per il nonno e per il padre – gli ha permesso e gli permette tuttora di fare, nella vita, quello che davvero gli piace, lo entusiasma e gli fornisce, come si dice, “uno scopo che va oltre sè stesso”.

Tre anni fa, – dice Santens – ho letto un’affascinante discussione sulla prima pagina di Reddit su quanto velocemente la tecnologia avanzava e su come la maggior parte delle persone non avesse idea di quanto velocemente lo facesse. Alla ricerca di soluzioni, mi sono imbattuto nel concetto di reddito di base e, dopo averlo approfondito, ho concluso che era il cambiamento più importante che avremmo dovuto intraprendere per l’umanità, in tutto il mondo, per innumerevoli motivi oltre a quello di essere una soluzione alla disoccupazione tecnologica.

Fino a quel momento “illuminante” Scott era un freelance e lavorava a vari progetti di web design. Noi diremmo che era un “precario”.

All’epoca lavoravo come libero professionista autonomo. Parte del mio interesse per il reddito di base era la consapevolezza che tutti gli altri lavori che facevo rappresentavano ormai solo un impedimento al lavoro che veramente dovevo fare. Finché passavo il tempo a gestire i siti web o gli account dei social media, o scrivere di qualsiasi altra cosa per chiunque altro, ciò era un ostacolo a un lavoro molto più importante: promuovere l’adozione del reddito di base.

Non potevo semplicemente smettere di guadagnare soldi…per ovvie ragioni…ed è allora che mi sono imbattuto in Patreon. Mi ha colpito il fatto che ci fosse la possibilità, attraverso il mio blog, di raccogliere fondi con il crowdfunding e che questo non solo mi avrebbe permesso di concentrarmi al 100% sul mio progetto, ma anche di sperimentare su me stesso cosa significasse avere un reddito di base. C’è voluto tutto il 2014 per passare da 0 a 1.000 dollari al mese, ma ci sono riuscito, e questa esperienza mi sta insegnando come ci sia molto di più dietro quello che chiamiamo “reddito di base”.

Può rappresentare, ad esempio, una forma di assicurazione che gli ha fatto capire, dopo alcuni episodi drammatici (tornado devastanti e inondazioni nella Louisiana), quanto un reddito di base potesse offrire una rete di sicurezza per tutti coloro che ne avevano subito le drammatiche conseguenze…noi in Italia tra terremoti, inondazioni e crolli di ponti, ne sappiamo qualcosa!

…il reddito di base universale può anche essere considerato un’assicurazione universale. È sempre lì. Non c’è nessuno che ti deve dire se verrai rimborsato o no e se soddisfi tutti i requisiti. È incondizionato e questa mancanza di condizioni lo rende l’unico tipo di assicurazione che copre tutti, universalmente, sempre. È un modo per raggiungere la tranquillità a livello universale, proprio quello che l’assicurazione, in larga misura, è. In questo modo – grazie al reddito di base – possiamo concentrarci su le cose importanti della vita in senso positivo, invece che su quelle terribili che possono andare male.

Ma l’aspetto più importante che Scott Santens evidenzia nell’articolo, è quello del lavoro e di come, chi riceve un reddito di base, lo vede e lo vive:

Forse l’effetto più rivoluzionario del reddito di base che ho sperimentato personalmente è il potere che mi dà quando devo chiedere una giusta ricompensa per il lavoro che faccio. …è il potere di rifiutare di lavorare per salari troppo bassi, o sottomettersi a condizioni e termini inaccettabili, che si tratti di condizioni di lavoro, di ore, di benefici, ecc. Per i liberi professionisti come me, significa chiedere un giusto compenso e poter scegliere di lavorare gratis su tutto ciò che valuto importante.

Quando non avevo un reddito di base, accettavo un incarico scritto per 50 dollari anche se mi ci voleva un’intera settimana per fare ricerca e per scrivere, perché 50 dollari è meglio di niente.

 Ma ora che ho un reddito di base, so che il mio lavoro ha un valore.

 Troppe persone hanno paura di restare bloccate a causa dell’insicurezza economica. Ciò influisce anche sulle relazioni interpersonali. Quanti non stanno affrontando i loro problemi con il partner a causa del timore che i costi economici di quel confronto non andranno a suo favore? Quante persone mantengono una relazione solo perché non possono permettersi il costo per uscirne? Ora penso che l’incertezza di un reddito, di una entrata sicura, sia la causa principale di molti problemi della nostra società.

Qual è il punto cruciale che le persone non recepiscono quando si parla degli inconvenienti del reddito di base?

Mi viene chiesto spesso quali sarebbero gli aspetti negativi del reddito di base se venisse realizzato…

…molti temono che tutti smetteranno di lavorare una volta che si troveranno in tasca questa somma di denaro “regalata”…la risposta è che in realtà pochissime persone vogliono guadagnare e spendere solo 1.000 dollari al mese, e che il reddito di base non dà alla gente soldi per “fare nulla” – come si sente dire spesso anche in Italia –. Al contrario, permette alle persone di fare qualcosa di utile.

…Perché solo alcuni pochi fortunati possono scegliere se fare un lavoro retribuito o meno? Da cosa ci viene questa ossessione/infatuazione per il lavoro, e perché viene pagato solo il lavoro “ufficiale”? E il lavoro non pagato? Perché è considerato un lavoro da retribuire quello delle baby sitter, ma quello dei genitori che crescono i propri figli no?

 …Il reddito di base significa avere più scelta e avere la capacità di assumersi dei rischi…Quello che meglio aiuta a definire il reddito di base è la libertà. La libertà è la capacità di fare le nostre scelte e, di conseguenza, anche di sbagliare…Penso che dovremmo considerare la possibilità che ciò che attualmente impedisce agli altri di agire per paura di commettere errori, alla fin fine impedisce attivamente alle persone di imparare dagli errori stessi.

Con il reddito di base, le persone possono fare le loro scelte. Alcuni possono decidere di lavorare di meno. Alcuni possono stare a guardare la TV. Alcuni possono mangiare di più, o fumare di più, o dimenticare di pagare una bolletta importante, o trascurare di pianificare la pensione, ma tutte queste sono scelte.

Il reddito di base è molto più di un semplice strumento per aumentare la libertà e ridurre sia la povertà che la disuguaglianza. È molto più di un modo per ridurre le dimensioni del governo, o per aumentare l’imprenditorialità o far nascere – e crescere – nuovi Einstein, o di valutare tutto il lavoro non retribuito, di migliorare i risultati della spesa sanitaria, di ridurre il tasso di criminalità o trasformare la disoccupazione tecnologica da una catastrofe a un obiettivo auspicabile. Certo, è tutto questo, ma è anche di più. C’è qualcosa di più fondamentale che caratterizza il reddito di base.

 Se immaginiamo la civiltà umana come un grattacielo che abbiamo costruito insieme da migliaia di anni, allora il reddito di base incondizionato rappresenta le sue fondamenta, quelle che abbiamo trascurato di metterci sotto. Per vivere dignitosamente ci vuole un livello minimo di sicurezza. Una quantità minima di cibo e un riparo. Abbiamo bisogno di accesso alla conoscenza. Il nostro è un sistema in cui il denaro fornisce questo accesso, eppure al nostro sistema manca la componente cruciale per realizzare tutto questo – una dotazione di denaro minima per tutti.

 Se non abbiamo nulla di assimilabile ad un reddito di base (una pensione, una rendita…), consideriamo invece per un momento come cambierebbe la nostra vita se ne avessimo uno. Cosa faremmo grazie ad un reddito base? Quali nuove scelte faremmo? Pensiamoci. È una domanda che tutti dobbiamo iniziare a porci.

Il concetto di basic universal income sta diventando negli USA “mainstream”, ormai. Tutti ne parlano, ci sono esperimenti in corso fatti da personaggi molto in vista. Elon Musk e Peter Thiel lo sostengono. Così come anche Bill Gates ha affermato che ci vuole una “tassa sui robot” che pareggi conti con la perdita dei posti di lavoro causati della automazione. Addirittura, uno dei candidati alle elezioni presidenziali del 2020, Andrew Yang, ne ha fatto l’oggetto principale del suo “contratto di governo”.

Numerosi esperimenti vengono portati avanti anche nel resto del mondo: Paesi Bassi, Finlandia, Kenya, India, Canada. L’associazione che raggruppa gli attivisti del reddito universale nel mondo la BIEN – Basic Income Earth Network – ha recentemente pubblicato un articolo in cui ne dà una panoramica. Sono esperimenti e vanno presi come tali ma servono a gettare le basi e a diffondere il “verbo”.

E in Italia? Come ci poniamo nei confronti del reddito di base universale? Ci sono personaggi che portano avanti battaglie sociali come fa Scott Santens?

Per quanto riguarda il primo punto – la posizione dell’Italia riguardo al tema –, va sottolineato come il dibattito a livello politico si sia purtroppo arenato sul cosiddetto reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. Reddito di cittadinanza che, pur nella sua condivisibilità, è lontanissimo da quelle che sono le caratteristiche proprie del reddito di base: l’incondizionalità e l’universalità. Il reddito di cittadinanza è semplicemente una forma di sussidio di disoccupazione come da anni c’è n’é uno in quasi tutti i paesi occidentali.

Chi si sta muovendo nel nostro Paese per promuovere e sostenere il reddito di base è l’associazione BIN – Basic Network Italia, collegata alla rete globale Basic Income Earth Newtwork. BIN ha un sito ricco di informazioni, notizie, documenti e analisi approfondite sul reddito di base.

In Italia non abbiamo una vera azione politica che vada in questa direzione  – nonostante ci sia stata una proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta negli scorsi anni da un’ampia coalizione della società civile che però è  ferma in Parlamento dal 2013 – forse perché in molti, nel nostro paese, già godono di un reddito di base “camuffato”: lavori inutili, schiere di impiegati (e dirigenti) della pubblica amministrazione, baby pensionati o pensionati d’oro, pre-pensionati e cassaintegrati, lavoratori al nero che, non pagando le tasse, automaticamente sottraggono risorse che potrebbero essere destinate a questa misura sociale ed economica rivoluzionaria.

A livello europeo, e questo dovrebbe essere uno stimolo ad agire, è stata emanata a ottobre dello scorso anno una risoluzione del Parlamento Europeo che invita i paesi membri ad adottare un reddito minimo garantito, anche gradualmente. La Commissione Europea ha anche emanato una raccomandazione al riguardo. Il reddito minimo garantito, è bene sottolinearlo, non è il reddito di base universale, che viene dato a tutti indiscriminatamente, ma è una forma di lotta contro la povertà. E’ un punto di partenza.

E la seconda questione? Ci sono personaggi come Scott Santens in Italia? Da quanto ho potuto constatare non esiste nessuno che, sulle piattaforme di crowdfunding italiane (Eppela, Produzioni dal Basso, DeRev e altre) porti avanti questo tipo di missione: forse c’è spazio per uno o una “Scott Santens all’italiana”?

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SE POTESSI AVERE MILLE LIRE AL MESE

di Gilberto Mazzi (1939)

Che disperazione, che delusione

dover campar sempre in disdetta, sempre in bolletta.

Ma se un posticino domani cara io troverò,

di gemme d’oro ti coprirò.

Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare,

sarei certo di trovare tutta la felicità.

Un modesto impiego,

io non ho pretese, voglio lavorare

per poter alfin trovare tutta la tranquillità.

Una casettina in periferia,

una mogliettina giovane e carina, tale e quale come te.

Se potessi avere mille lire al mese,

farei tante spese, comprerei fra tante cose

le più belle che vuoi tu.

Ho sognato ancora, stanotte amore,

l’eredità d’un zio lontano, americano.

Ma se questo sogno non si avverasse, come farò.

Il ritornello ricanterò.

Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare,

sarei certo di trovare tutta la felicità.

 

 

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