PERCHÈ ABBIAMO TUTTI BISOGNO DI PENSIERI FOLLI

Foto di Jeremy Beck su Unsplash

Questo post è la traduzione, più o meno fedele, di un capitolo di The Book of Life, un “libro digitale” pubblicato on line su The School of Life, sito che seguo da tempo e che non smette mai di entusiasmarmi e di stupirmi. The Book of Life è un compendio di idee e di riflessioni su quello che la vita ci riserva a livello emozionale. In ambiti che vanno dalla famiglia alla carriera, dalle relazioni interpersonali alla gestione del denaro. The Book of Life si divide in 6 macro-sezioni: 1.CAPITALISMO, 2.LAVORO, 3.RELAZIONI, 4.IL SE’, 5.CULTURA, 6.CURRICULUM. Ognuna di queste sezioni, a sua volta, si suddivide in sotto-sezioni di approfondimento.

Il personaggio che sta dietro a questo tesoro di saggezza e di consigli utili alla nostra vita quotidiana è il famoso scrittore svizzero Alain De Botton, autore di libri molto popolari tra cui segnalo Le Consolazioni della Filosofia, pubblicato nel 2011.

Il capitolo che ripropongo qui fa parte della sezione sull’introspezione, l’autoanalisi e la conoscenza di sé stessi. Si intitola Why We Need Moments of Mad Thinking (Perché abbiamo bisogno di pensieri folli) e ci fa capire quanto sia importante dare spazio e accogliere quei pensieri che, a prima vista, ci sembrano del tutto improponibili e che non abbiamo il coraggio di approfondire. Mi è particolarmente piaciuto il parallelo che viene fatto con la fantascienza e con il “pensiero folle” di uno dei suoi padri, Jules Verne. 

Bello anche l’esercizio che viene proposto alla fine del capitolo e per incoraggiarci ad accogliere a braccia aperte, o meglio, a stimolare la nascita delle nostre “pazze idee”.

Ma lascio la parola da Alain de Botton e al suo Perché abbiamo bisogno di pensieri folli

Noi stessi eliminiamo un gran numero di pensieri dalle nostre menti sulla base del fatto che essi sono, diciamo così, “folli”. Alcuni di loro lo sono davvero: troppo meschini, imperfetti, assurdi per meritare ulteriori approfondimenti. Ma è un vero peccato perchè, tra le macerie di quei pensieri lasciati andare, ce ne sono moltissimi che avrebbero potuto essere di alto valore, se solo avessimo avuto il coraggio di esaminarli ulteriormente, se solo non fossimo stati così spaventati dalla loro natura non convenzionale e più speculativa, se solo non avessimo resistito a quell’occasionale fiume di pensieri “folli”.

Molte delle idee che l’umanità ha prodotto possiedono – a un certo livello – una dimensione insolita e, da un certo punto di vista, malsana. I capolavori dell’arte, i piani aziendali di certe società, le conversazioni di amanti ispirati, le visioni di teorici politici, tutti hanno elementi di protesta contro lo status quo, e contengono aspetti che sono eccentrici, che vanno controcorrente e insofferenti con le pratiche quotidiane – eppure ciò ha contribuito enormemente alla evoluzione degli esseri umani. Le nostre vite pensanti sono gravemente danneggiate dal dover essere sempre adeguati all’imperativo di fondo della normalità e della sanità mentale: per massimizzare le nostre intuizioni, invece, dovremmo imparare ad accettare i nostri pensieri più “folli”.

Un passo fondamentale per permettere al pensiero “folle” di esprimersi è quello di mettere temporaneamente da parte le normali (ma non sempre sagge) restrizioni sulla nostra immaginazione. Il denaro, ad esempio è quasi sempre una considerazione importante che facciamo, ma in una ottica di pensiero “folle”, possiamo ribaltare la cosa e chiederci come affronteremmo la questione se i soldi non fossero un problema. Forse ci renderemmo conto che una particolare carriera sarebbe stata più adatta alla nostra natura, forse ci concentreremmo molto di più sulla bellezza o la gentilezza, l’onestà o l’avventura, e potremmo andare a vivere in un paese completamente diverso o iniziare una nuova relazione affettiva. Senza l’inibizione congenita che ci è stata inculcata e che ci costringe a pensare solo all’interno dei parametri di una pianificazione finanziaria ragionevole, le idee che solitamente censuriamo potrebbero iniziare a emergere, alcune delle quali potrebbero essere di grande valore. Inoltre, a ben vedere, potrebbe rivelarsi che alcuni dei nostri obiettivi e piani non erano in realtà interamente dipendenti dal denaro, ma piuttosto dal fatto che eravamo abituati a rifiutare ogni idea ambiziosa con la scusa dei soldi.

Allo stesso modo, riguardo ad una decisione relativa alla nostra carriera potremmo chiederci, in una ottica di “follia”, cosa faremmo se sapessimo di non poter fallire. Liberi di non pensare sempre a quelli che ci criticano o che ci prendono in giro:

  • potremmo scoprire di voler fare un business nostro – se sapessimo che questo sarebbe redditizio già dopo pochi anni;
  • o magari ci concentreremmo sullo sport – se avessimo la garanzia di raggiungere un buon livello professionale;
  • oppure potremmo decidere di dedicare più tempo alla cura dei nostri figli, se sapessimo che ciò non ostacolerebbe il progresso nella nostra vita lavorativa;
  • o, ancora, potremmo trascorrere le nostre serate scrivendo un romanzo – se fossimo sicuri che verrebbe pubblicato con successo.
Foto di Stoica Ionela su Unsplash

Certo, queste garanzie non ce le darà mai nessuno, ma mettere da parte le nostre paure per un certo periodo di tempo ci aiuterebbe a identificare ciò che davvero ci entusiasma, ciò che davvero desideriamo e a cui aspiriamo…tutte cose che altrimenti allontaneremmo dalla nostra mente e dai nostri pensieri.

Più in generale, possiamo usare il pensiero “folle” per sviluppare le nostre idee sulla società e sulla politica. Potremmo chiederci, ad esempio, quali sarebbero le nostre preoccupazioni se potessimo essere il sovrano assoluto del mondo per un mese:

  • forse ci interesseremmo all’architettura o reinventeremmo il sistema scolastico;
  • potremmo ripensare al modo in cui le persone vengono premiate e il cui volto appare sulle riviste;
  • potremmo riprogettare le località di villeggiatura o il modo in cui vengono scelti i leader.

Questo esercizio di immaginazione “folle” ci aiuta a riconoscere le ambizioni sociali e politiche che possono avere un impatto positivo nel mondo che ci circonda. Il pensiero “folle” non è, come potremmo in prima battuta supporre, in contrasto con la realtà, è un meccanismo immaginativo per far emergere possibilità non del tutto ovvie ma pur sempre realistiche.

Il pensiero “folle” potrebbe non darci risposte precise (come ad esempio rivoluzionare il mondo dei media o liberarci una volta per tutte dai combustibili fossili) ma ci incoraggia in qualcosa che lo precede in maniera logica, e che è tanto importante quanto il sapere pratico e la tecnologia: l’identificazione di un particolare problema che vorremmo vedere risolto o che ci emoziona nel profondo. I cambiamenti nella vita personale, nella società e negli affari, in ogni situazione, non iniziano di solito con azioni concrete: iniziano come atti di immaginazione, con un acuto senso di bisogno di qualcosa di nuovo, sia questo una innovazione tecnologica, un atto legislativo, un movimento sociale o un nuovo modo di trascorrere il fine settimana. I dettagli del cambiamento potranno concretizzarsi nel tempo, ma la cristallizzazione del desiderio di cambiamento deve avvenire in una fase precedente.

Uno dei pensatori “più pazzi del mondo” è stato lo scrittore francese del XIX secolo Jules Verne. In una serie di romanzi e racconti brevi, è stato lui ad avere le idee più improbabili su come avremmo potuto vivere nel futuro. In 20.000 leghe sotto i mari, pubblicato a Parigi nel 1870, Verne raccontava le avventure del Nautilus, un grande sottomarino che gira spesso negli oceani del mondo a grande profondità (le 20.000 leghe – circa 80.000 chilometri – si riferiscono alla distanza percorsa).

Durante la stesura della storia, Verne non si preoccupò di risolvere ogni problema tecnico relativo all’esplorazione subacquea: era piuttosto determinato a individuare le abilità e le conoscenze che riteneva sarebbe stato importante un giorno avere. Descrisse il Nautilus come equipaggiato con un’enorme schermo, anche se non aveva idea di come fabbricare il vetro in grado di resistere alle immense pressioni barometriche. Immaginò che la nave avesse una macchina in grado di rendere potabile l’acqua di mare, anche se la scienza alla base della desalinizzazione era estremamente primitiva all’epoca. E ha descritto il Nautilus come alimentato dalle batterie, anche se questa tecnologia era agli inizi.

Jules Verne non era un nemico della tecnologia; era profondamente affascinato dai problemi pratici. Ma, nello scrivere i suoi romanzi, non pensò tanto al “come”. Desiderava mettere da parte, per un certo tempo, tutte le numerose obiezioni sulla fattibilità pratica delle sue idee che un giorno avrebbero dovuto essere affrontate. In tal modo, Verne è stato in grado di instillare l’idea del sottomarino nelle menti di milioni di persone, mentre la tecnologia che avrebbe permesso a questa innovazione di prendere piede emergeva lentamente. Alla fine, abbiamo sempre bisogno di rispondere alle domande sul “come”, ma il pensiero “folle” ci ricorda il significato profondo, la dignità e la legittimità delle nostre intenzioni.

Nel suo libro precedente, Dalla terra alla luna (1865), Verne aveva avuto l’idea che l’uomo avrebbe potuto andare in orbita e poi atterrare sulla luna. Si è lasciato andare all’immaginazione di poter realizzare davvero una tale impresa senza fermarsi davanti al fatto che fosse del tutto fuori dalla portata della tecnologia disponibile all’epoca.

Verne immaginava che gli Stati Uniti avrebbero lanciato una missione sulla luna da una base nel sud della Florida. Immaginava che il veicolo sarebbe stato realizzato con il metallo più leggero disponibile all’epoca, l’alluminio. Assegnò quello che sembrava un prezzo indicibilmente grande per l’impresa; l’equivalente dell’intero PIL della Francia dell’epoca – che si è rivelato essere un’ipotesi molto verosimile rispetto a quanto sarebbe costato effettivamente poi il programma Apollo. Era una descrizione fantasiosa davvero preveggente. Il famoso libro di Verne potrebbe non aver aiutato direttamente un ingegnere, ma ha fatto qualcosa che alla lunga è stato forse ugualmente importante per la missione: ha creato un’aspirazione. Ed ecco perché la NASA ha dato il nome Jules Verne ad un grande cratere sul lato più lontano della luna nel 1961, e l’Agenzia spaziale europea ha fatto lo stesso con il lancio del razzo spaziale Jules Vernes 2008, che aveva una copia del libro Dalla Terra alla Luna nella sua stiva.

Chiedersi quale potrebbe essere una versione migliore della nostra vita, senza avere ancora a disposizione strumenti reali per una soluzione a portata di mano, può sembrare immaturo e ingenuo. Tuttavia, è formulando visioni del futuro che iniziamo più chiaramente a definire cosa potrebbe esserci di sbagliato in ciò che abbiamo – e iniziamo a far muovere le ruote del cambiamento. Attraverso l’immaginazione di esperimenti “folli”, ci abituiamo a contrastare la nostra naturale tendenza a non pensare in maniera positiva alle possibilità che desideriamo e auspichiamo ma che ci sembrano (nei momenti di sconforto e di negatività) profondamente improbabili. Eppure tali esperimenti sono spesso molto rilevanti, perché quando guardiamo indietro nella storia possiamo vedere che così tante macchine, progetti e stili di vita che una volta apparivano estremamente utopici si sono avverati. Non da ultimo, il telefono cellulare del capitano Kirk della famosa serie di fantascienza Star Trek, The Communicator “pensato” nel 1966.

Foto Wikipedia

e…aggiungo io…non solo il cellulare di prima generazione, ma anche lo smartphone. Il Tricorder di Star Trek, un apparecchio che registrava dati, li analizzava e scannerizzava.

Tricorder

Abbiamo tutti un nostro lato “folle” che normalmente siamo bravi a nascondere per paura di essere derisi. Tuttavia, la strada per arrivare a molte buone idee, intuizioni e suggerimenti preziosi deve passare attraverso quelle idee che possono apparire all’inizio assurde o ridicole. Se ci blocchiamo o abbiamo paura quando ci vengono in mente idee folli, interromperemo il percorso del nostro pensiero troppo presto – e non avremo dato ad alcuni dei nostri pensieri più audaci e brillanti tutte le possibilità di cui volte hanno disperatamente bisogno.

Esercizio:

  • Nell’intimità della tua mente, concediti il ​​tempo per un po’ di pensiero “folle”.
  • Qual è la più grande delle tue ambizioni?
  • Se non potessi fallire, cosa faresti?
  • Se gli altri non ridessero mai di te, tu cosa faresti?
  • Se non ci fossero stati ostacoli di tipo economico, come avresti affrontato le cose?
  • Se potessi essere il sovrano assoluto per un pò, come riformeresti il ​​mondo?
  • Senza pensarci troppo, completa la frase: se non dovessi essere assolutamente in linea con il pensiero comune, io farei …
  • Descrivi il tuo paese ideale: come sarebbero le case? Cosa farebbe la tua azienda ideale? Come sarebbero le relazioni tra le persone? Quali tecnologie avrebbero a disposizione?

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