LIBERTÁ FINANZIARIA

Cosa è e come raggiungerla grazie ai 9 passi che suggeriscono Joe Dominguez e Vicki Robin nel libro “cult” Your Money or Your Life

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Foto di Sylwia Bartyzel – Unsplash

Eccoci qui, il mio primo approccio da blogger “alle prime armi” alla cosiddetta indipendenza finanziaria, o LIBERTA’ FINANZIARIA che dir si voglia. Un tema sempre più gettonato – e spesso deriso e criticato in Italia – che intendo sviluppare nel corso delle prossime “puntate” con un approccio da “studentessa” curiosa e affascinata.

Lo faccio in primis per imparare io stessa queste “dinamiche” perché, nonostante una laurea in Economia e Commercio, la finanza personale e la gestione del proprio denaro per il raggiungimento del traguardo dell’indipendenza finanziaria non è mai stato oggetto di alcun corso. Un traguardo personale, quasi “intimo”, che moltissimi giovani – quasi tutti, direi – ignorano completamente. Indottrinati come sono a seguire lo schema classico “studio-lavoro-pensione”. Uno schema nefasto, deleterio, che porta ad una vita da “schiavi del sistema”. Un sistema marcio e putrefatto nel quale la creatività e l’innovazione – in tutti i sensi – vengono soffocati sul nascere.

Se avessi avuto qualcuno che, a suo tempo, mi avesse incoraggiato ad intraprendere subito la strada dell’indipendenza finanziaria già dal primo stipendio, adesso, forse, quel traguardo lo avrei già raggiunto in piena autonomia. Invece questa “materia” viene del tutto ignorata, sia negli ambienti universitari che in quelli scolastici. Questi ultimi, forse, ancora più importanti per l’educazione degli adulti liberi che dovremmo diventare. Si preferisce approcciare i “massimi sistemi” e dare a chi si laurea in materie economiche una visione “alta”, da supermanager.

E, invece, basterebbe qualcuno che parlasse chiaro, “pane al pane e vino al vino”, come direbbero i nostri nonni. Amministrare le proprie entrate e i propri risparmi, fin da subito, e anche se la cifra è molto bassa, può fare una differenza enorme in un arco temporale di 10-15 o 20 anni. Può significare “ritirarsi” e “andare in pensione” – volontariamente – ben prima di quanto qualsiasi governo o burocrate ci impongano di fare. Significa riguadagnare anni e anni di vita e di tempo…la cosa più preziosa che abbiamo.

Ma cosa si intende esattamente quando si parla di indipendenza finanziaria? E’ semplicemente una condizione che ci permette di vivere liberamente e indipendentemente da un lavoro retribuito. Vuol dire, in termini concreti, arrivare ad ottenere un flusso di entrate generate da investimenti che permetta di vivere una vita dignitosa ma che, soprattutto, permetta di fare ciò che più ci piace. Un “lavoro” che sia veramente tale e che ci dia la soddisfazione a cui tutti dovremmo aspirare.

Raggiungere l’indipendenza finanziaria non significa smettere di lavorare. Significa smettere di farlo per avere dei soldi in cambio, per pagare le bollette e tutto il resto. Lavorare è bellissimo ma bisogna farlo quando piace e ci appassiona, non per bisogno.

Non per nulla sono una fan del reddito di base universale. Ma, in attesa che questo sogno diventi realtà, forse tra 10 o 20 anni, l’unica strada percorribile è quella di puntare, strategicamente, sistematicamente, consapevolmente, a raggiungere l’indipendenza dal sistema.

Seguo molti blog italiani che fanno sognare i loro lettori: ingegneri e manager in carriera che hanno lasciato il lavoro schiavizzante dalle 9 alle 5 per viaggiare, ad esempio, o per scrivere o fare i blogger, appunto. Per me l’ideale, il sogno, l’obiettivo da raggiungere è quello di garantirmi un flusso di entrate, magari da più fonti di investimento, che mi permetta di dire “BASTA!”.

E, visto che, come ho già detto, non esistono corsi universitari che insegnino ai giovani a raggiungere l’indipendenza finanziaria, ho fatto da sola e mi sono tuffata nel vasto mare dei podcast e dei libri sull’argomento. Un mare ricco di pesci e anche di “spazzatura” da scartare. E in ogni caso prevalentemente di marchio anglosassone (USA o UK, per intenderci). “Forse non è troppo tardi!”, mi sono detta.

Uno dei libri che ho letto, e di cui potrete presto trovare una sintesi sulla pagina I MIEI LIBRI è stato YOUR MONEY OR YOUR LIFE. Un manualetto di circa 300 pagine scritto molti anni fa da Joe Dominguez – ormai scomparso – ma rivisitato e aggiornato da una sua discepola, Vicki Robin.

YOUR MONEY OR YOUR LIFE ci accompagna in un percorso a tappe con l’obiettivo, passo dopo passo, di acquisire una consapevolezza profonda di cosa possediamo, come spendiamo il denaro che guadagniamo lavorando, le motivazioni che sono alla base dei nostri comportamenti e, soprattutto, ci permette di capire se “il gioco vale la candela”.

É come redigere uno stato patrimoniale ed un conto profitti e perdite personali. Con annessi grafici e tabelle che ci permettono di visualizzare il trend di crescita delle nostre entrate e uscite. L’obiettivo ultimo è di arrivare al momento in cui la curva delle entrate finanziarie che incameriamo grazie ai nostri investimenti supera quello delle uscite. Un momento topico in cui sarà possibile dire BASTA! e avere finalmente la libertà di poter fare ciò che più desideriamo.

Ma, come dicevo, il concetto da comprendere e fare proprio che sta alla base del messaggio che ci vuole dare questo libro è che, appunto, spesso, “il gioco non vale la candela”. Sapere quanto ogni cosa ci costa in termini di “energia vitale” che dobbiamo dedicargli per ottenerla, mette tutto sotto una prospettiva diversa.

E si arriva al nocciolo della questione: se un nuovo cellulare ci costa un mese di vita – intesa come ore di lavoro – allora saremo magari più attenti quando spenderemo i nostri soldi per acquistarlo!

I passaggi per arrivare alla libertà e alla consapevolezza sono nove, partendo dall’idea fondamentale che è necessario risparmiare il più possibile e liberarsi da ogni forma di debito.

Come, poi, INVESTIRE quanto abbiamo guadagnato e risparmiato è forse il passaggio più importante di tutti. Si tratta di fare degli investimenti che ci garantiscano un ritorno adeguato e tale da coprire le nostre spese essenziali. Investimenti “passivi” per i quali non abbiamo alcun bisogno di lavorare.

E, come prima indicazione, l’autrice del libro, sulla scia degli insegnamenti del suo mentore, Joe Dominguez, sottolinea che la decisione meno rischiosa, dove si ha la sicurezza di ricevere negli anni un tasso di interesse stabile, sono le obbligazioni del governo USA, i Treasury Bonds.

Vengono citati casi di persone che, grazie ad un costante accumulo di denaro, di volta in volta investito acquistando i TB, hanno potuto raggiungere il fatidico “punto di crossover”, quando cioè non hanno avuto più bisogno di lavorare per soldi perché avevano una rendita annuale sicura.

Oggi come oggi, però, investire in obbligazioni (USA o italiane o europee) non dà più quel ritorno che dava un tempo. I tassi di interesse sono crollati.

E allora? La soluzione – o meglio una valida alternativa – sono i cosiddetti Index Fund. Fondi che replicano passivamente l’andamento di un indice di mercato (S&P, Nasdaq etc etc) e che rappresentano un investimento adatto a chi non ama il rischio, non crede nella possibilità di battere il mercato scegliendo determinate azioni (stock picking) né crede nei gestori che proclamano la loro abilità nel farlo.

Inoltre, e non da poco, le commissioni per chi compra questi fondi sono bassissime. Permettono di diversificare il portafoglio, altra regola d’oro di un investitore saggio.

Tra i molti fondi oggi a disposizione, l’autrice consiglia di indirizzarsi su quelli targati Vanguard e, in particolare, i fondi più adatti a chi vuole raggiungere e mantenere una indipendenza finanziaria duratura sono i cosiddetti Life Strategy Funds. Ce ne sono di vari tipi a seconda del peso percentuale di azioni presenti nel fondo.

Per noi cittadini italiani residenti in questo paese non ci sono restrizioni di nessun tipo alla possibilità di investire in questi indici. O, per meglio dire, in questi ETF (Exchange Traded Funds). Ce ne sono ormai di innumerevoli sul mercato. Basta trovare la banca e/o la piattaforma di trading che ci permette, direttamente dal nostro computer, di acquistarli come si acquista una azione quotata in borsa. Ma qui entriamo in un ambito che vorrei trattare in maggiore dettaglio in futuro.

Per concludere questo breve assaggio sulla libertà finanziaria, l’invito che fanno Dominguez e Robin non è nulla di nuovo o di eccezionale. In fondo, il proverbio “il tempo è denaro” lo conosciamo tutti. Ma il percorso che propongono serve a strutturare e determinare un piano che focalizzi la nostra attenzione sui valori e sugli obiettivi che intendiamo raggiungere davvero.

In Your Money or Your Life non troverete proclami per il raggiungimento di una ricchezza facile e rapida. Non ci si può illudere che l’indipendenza finanziaria sia raggiungibile senza qualche sacrificio e senza costanza e determinazione. Ma è possibile perché essere indipendenti finanziariamente NON vuol dire essere ricchi. Anzi!

PICCOLO EXTRA: Per chi volesse avere un quadro semplice e abbastanza fedele alla realtà di cosa sia la libertà finanziaria e quali sono gli strumenti e le varie possibili alternative di “reddito passivo” oggi alla portata di tutti, consiglio di leggere Come Vivere di Rendita Creando Reddito Passivo del blog Libertà Finanziaria – uno de pochi che in Italia parla di questo argomento – che ho trovato perfettamente in linea con quello che sostengono gli autori di Your Money or Your Life:

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo sono personali e non vanno prese come suggerimenti di investimento o di pratiche finanziarie.

 

 

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