LE QUATTRO REGOLE CHE POSSONO CAMBIARCI LA VITA…RADICALMENTE

Foto di Thomas Ciszewski su Unsplash

Uno dei libri che restano impressi nella memoria e che rappresentano quasi un “caposaldo” nella vita di una persona, è il libro di Don Miguel Ruiz, I Quattro Accordi. Guida Pratica alla Libertà Personale. Un libro di saggezza Tolteca.

Un testo in cui quasi ogni pagina è una scoperta, un momento catartico, una illuminazione…una “lezione di vita”. Un libro che serve a capire come la società in cui siamo nati e cresciuti ci abbia instillato delle credenze e dei comportamenti funzionali alla società stessa ma non al nostro benessere interiore.

Perciò, per provare più libertà, momenti di gioia e di amore, e per acquisire più potere sul nostro ego, basta mettere in pratica i “quattro accordi” – o “contratti con noi stessi”…o “regole da seguire” – che Don Miguel Ruiz ci consiglia.

Il libro si basa sulla saggezza dei Toltechi, una antica popolazione di scienziati ed artisti che viveva nell’attuale Messico ancora prima degli Aztechi.  Il messaggio chiave è che la società, sin dalla nostra nascita, ci “mette le briglie” con regole e “accordi” che frenano lo sviluppo del nostro vero essere e ci rendono “addomesticati”. Ma è possibile rompere queste regole, sciogliersi dalle briglie…e galoppare verso la vita, realizzare il nostro pieno potenziale e vivere liberi e in pace con noi stessi.

PRIMO: USA LE PAROLE CON CONSAPEVOLEZZA

Il primo “accordo” – la prima regola da seguire – è quella di usare le parole in maniera impeccabile, sia nei confronti degli altri che di noi stessi.

La parola “impeccabile” deriva dal latino impeccabilis che significa “non soggetto a peccato”. Le parole che usiamo devono essere limpide, pulite, fresche. Significa che dobbiamo evitare di usare parole che vanno contro noi stessi o contro altre persone.

Dobbiamo scegliere le parole con attenzione, sia quando parliamo con gli altri che quando parliamo con noi stessi, nella nostra mente. Sembra semplice ma non lo è affatto.

Basta immaginare di non avere mai più un pensiero negativo o di autocritica nei nostri confronti. Vivremmo tutti una vita completamente diversa.

Consideriamo le parole come dei pensieri. I pensieri creano sensazioni, sentimenti, i sentimenti portano ad intraprendere delle azioni, e le azioni non sono altro che la nostra vita che prende forma e si realizza.

SECONDO: NON PRENDERE NULLA A TITOLO PERSONALE

Chissà quante volte ci è capitato di avere a che fare con qualcuno che ci ha trattato male e prendercela come se fosse colpa nostra, come se fosse qualcosa di personale. Non appena ce la prendiamo per qualcosa che ci viene detto o fatto, subito ci sentiamo responsabili, anche se quella cosa non ha nulla a che fare con noi.

Restiamo intrappolati in un meccanismo cosiddetto dell’ “importanza personale”, uno stato mentale in cui si crede di essere al “centro dell’universo”…che tutto ruota intorno a noi…che tutto è colpa nostra!

E questo è proprio uno dei risultati del processo di addomesticazione che ci è stato fatto da bambini, con regole imposte e meccanismi perversi a cui sottometterci. Ci è stato insegnato a prendere tutto a titolo personale.

In realtà quello che fanno gli altri non è diretto a noi, nè è colpa nostra. Quello che gli altri dicono e fanno è una proiezione della loro stessa realtà, della loro esperienza, delle loro “regole” e dei loro “accordi”. Noi stessi non sappiamo cosa succede con gli altri quando assumiamo il ruolo della vittima e ci sentiamo respinti.

Quando siamo immuni dalle opinioni e dai giudizi degli altri non saremo più vittime inermi di sofferenze inutili e di preoccupazioni inutili.

Quando capiremo chi siamo davvero e riusciremo a non prendere più le cose a titolo personale, guadagneremo un enorme libertà perché non dipenderemo più dal giudizio di chicchessia.

TERZO: NON FARE SUPPOSIZIONI, CHIEDI!

La terza regola è quella di non supporre le cose più assurde ma, piuttosto, di fare domande in maniera diretta.

Anche qui, quante volte capita che una piccola reazione anomala, il mancato saluto di qualcuno, ci faccia immaginare tremende possibilità: ce l’avrà con noi per qualcosa? E così via…tutto nella nostra mente.

Crediamo che quei pensieri strani siano la realtà. Ma non è così: sono solo nella nostra immaginazione. Dobbiamo trovare il coraggio di fare domande al fine di evitare di fare presupposizioni sbagliate. Comunichiamo chiaramente con altre persone per evitare incomprensioni, inutili supposizioni e tragedie varie.

Le nostre relazioni miglioreranno moltissimo.

Immaginiamo quanta sofferenza in meno ci sarebbero nelle nostre vite se applicassimo questa regola! Bisogna imparare a comunicare bene i nostri sentimenti e ciò che vogliamo davvero perché gli altri NON LEGGONO NEI NOSTRI PENSIERI! Basta questo semplice accorgimento per migliorare moltissimo la nostra vita.

QUARTO: DAI SEMPRE IL MEGLIO DI TE

La quarta regola ci servirà per mettere in pratica le prime tre.

Ed è la regola del “fare del nostro meglio”. Sembra ovvio, a prima vista…ma davvero facciamo sempre del nostro meglio – al lavoro, a casa, quando ascoltiamo il nostro compagno/a e alla fine di un giorno difficile?

Il punto è che il “nostro meglio” cambia ogni giorno. Dipende tutto da se siamo pieni di energia o terribilmente stanchi e depressi. Se siamo felici oppure tristi.

Dobbiamo capire questo concetto che sta alla base di questa regola e se proviamo a dare il meglio di noi stessi evitiamo di auto-giudicarci, e non avremo più quella sensazione di insoddisfazione e di abbattimento che tanto ci fa stare male.

Per “fare del nostro meglio” basta fare le cose per il gusto di farle, perché questo ci rende felici e non per qualche ricompensa esterna che ci deve arrivare da chissà chi e chissà come.

Un esempio calzante è quello dello stipendio che riceviamo ogni mese. Molti lavorano solo per i soldi e non perché davvero gli piace quello che fanno. Per questo hanno enormi difficoltà, si sentono oppressi e infelici. E questo porta le persone infelici a distrarsi al di fuori del luogo di lavoro per recuperare e per distrarsi.

D’altra parte, se “fare del nostro meglio” significa fare un lavoro che ci piace e che ci soddisfa, non ne sentiremo il peso.

Per questo quest’ultima regola è quella che rende possibile e aumenta la potenza anche delle altre tre.

IN CONCLUSIONE

Non siamo più il bambino o la bambina che eravamo un tempo. Malleabili e manipolabili. Abbiamo la possibilità di stabilire noi le nostre regole, i nostri principi e le nostre credenze.

Possiamo diventare consapevoli che ciò che ci hanno insegnato da piccoli non è la “verità rivelata” ma che possiamo essere noi gli artefici delle nostre credenze e dei nostri desideri.

Basta che incominciamo a notare cosa causa le nostre paure e ci rende infelici e sostituirle con le regole di Don Miguel Ruiz.

Secondo la mitologia tolteca, infatti, il modo per liberarsi dalle catene ed essere felici è immaginare di avere un parassita che controlla la nostra mente. Per liberarci da quel parassita dobbiamo praticare il perdono, che toglie il nutrimento al parassita stesso.

Immaginiamoci di svegliarci la mattina pieni di energia. Poi incominciamo per qualche stupido motivo a litigare con il nostro partner e ci sentiamo una vera schifezza. Questo ci succhia via l’energia e ci rende difficile cambiare la nostra vita o quella degli altri.

Il risentimento, poi, nutre il parassita e causa ancora più negatività. Per frenare questo circolo vizioso è necessario perdonare le persone che ci feriscono, inclusi noi stessi.

Infine, da ultimo, viviamo ogni giorno con la consapevolezza che la nostra vita non durerà all’infinito, che il tempo vola e che siamo qui per essere felici nel momento dato.

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