LAVORARE QUATTRO GIORNI A SETTIMANA: NASCE UN MOVIMENTO GLOBALE?

L’esperimento di un visionario imprenditore neozelandese che apre le porte ad un nuovo approccio al lavoro

Questo articolo è stato pubblicato sul blog di Beppe Grillo il 3 aprile scorso. Qui di seguito la versione lunga.


Abbiamo già parlato in un articolo precedente di come una piccola azienda di marketing britannica, The Mix, abbia sperimentato con grande successo l’adozione, per tutti i suoi dipendenti e senza alcuna “penale”, la riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni.

E abbiamo anche parlato di come la giornata lavorativa “classica”, dalle 9 alle 5, non sia né salutare né ottimale per l’individuo ma piuttosto una forzatura da superare, qualcosa di profondamente innaturale.

Perciò, ritornare sull’argomento può essere utile, può dare un impulso al dibattito politico anche in Italia. E rilanciare l’idea di una settimana lavorativa corta.

Una idea – o meglio una previsione – quella della settimana lavorativa di addirittura 15 ore, già fatta dall’economista John Maynard Keynes nel 1930. Secondo Keynes i suoi nipoti avrebbero avuto molte più possibilità economiche e, nel 2030, la più grande sfida che avrebbe avuto l’umanità sarebbe stata quella di occupare il proprio tempo libero.

Un altro economista e filosofo contemporaneo di Keynes, John Stuart Mill, padre del liberismo classico, affermò che il miglior uso della ricchezza economica era il tempo libero. Mill si oppose al cosiddetto “vangelo del lavoro” per abbracciare il “vangelo del tempo libero”. Secondo Mill la tecnologia avrebbe dovuto essere usata per ridurre la settimana lavorativa il più possibile e liberare il tempo per altre attività più adatte all’essere umano e, più in generale, per migliorare “l’arte di vivere”.

Il fatto è che il nostro modo di lavorare si è espanso, ed anche in modo poco efficiente: lavoriamo 5 giorni perché perdiamo tempo in cose inutili e anche se il lavoro è diminuito noi non sappiamo tradurre questa diminuzione in una settimana che sia di 4 giorni. Resta un tabù che ci portiamo dietro, un retaggio di una società in cui la parola “lavoro” sembra aver sostituito la parola “religione”. Il lavoro è diventato la nostra religione.

La settimana lavorativa di quattro giorni è un sogno che molti lavoratori a tempo pieno pensano di non poter realizzare mai. Ma basta cambiare prospettiva, essere consapevoli che il problema non sta nella quantità ma nella qualità del tempo che dedichiamo a compiere le nostre mansioni.

E questo è stato proprio quello che ha pensato Andrew Barnes, amministratore e proprietario della Perpetual Guardian – azienda neozelandese che fornisce servizi di gestione finanziaria con oltre 240 dipendenti – dopo aver letto uno di quegli articoli così diffusi sulle riviste di management su come incrementare la produttività delle persone.

Barnes ha compreso che la questione della settimana lavorativa di 4 giorni non andava presentata come un modo per aumentare il benessere dei dipendenti – o almeno non in maniera esplicita –  quanto invece come una strategia volta ad incrementare i profitti dell’azienda grazie ad un aumento della produttività complessiva. In questo modo è riuscito a “vendere” la sua idea allo staff manageriale della Perpetual Guardian, che non era molto propenso a vedersi spogliato di un bel numero di ore lavorate da parte dei propri sottoposti.

E così, dopo un periodo di prova di due mesi, da novembre 2018 la settimana lavorativa di 4 giorni, senza tagli agli stipendi o obblighi di straordinari nei giorni di lavoro normali, è entrata ufficialmente in vigore alla Perpetual Guardian.

Ma ciò che è più interessante sottolineare è il fatto che, con questo esperimento, Andrew Barnes ha in mente molto di più che aumentare i profitti della sua azienda o far stare meglio i suoi dipendenti. Vuole lanciare un MOVIMENTO, una “rivoluzione tranquilla” che possa cambiare il paradigma con cui oggi noi vediamo il lavoro.

L’esperimento della Perpetual Guardian, infatti, ha attirato grande interesse da moltissimi paesi – Giappone, Corea, Francia e Gran Bretagna – e molti intendono replicare il tentativo fatto in Nuova Zelanda. E così, grazie alla collaborazione con i ricercatori dell’Università di Auckland, Barnes ha pubblicato un rapporto –The Four-Day Week WHITE PAPER – in cui sono stati riportati tutti i dettagli e le testimonianze di coloro che sono stati coinvolti in prima persona nella messa a punto dell’esperimento.

Inoltre, il rapporto fornisce dei suggerimenti pratici per chi voglia sperimentare la settimana lavorativa di 4 giorni.

I passi da seguire sono semplici e la regola fondamentale è questa: quando si spiega la mossa strategica è indispensabile concentrarsi sulla produttività, non sul benessere. Anche se è dimostrato che una settimana di quattro giorni può rendere i dipendenti più felici e, nello stesso tempo, far aumentare i profitti. 

Nel rapporto ci sono addirittura suggerimenti su come scrivere contratti e su come progettare una prova della settimana di quattro giorni.

Barnes, inoltre, suggerisce di far in modo che siano i dipendenti stessi a trovare soluzioni e proposte per permettere loro di lavorare di meno e, nello stesso tempo, essere più efficienti e quindi più produttivi. In questo modo le persone si “guadagnano” un giorno libero a settimana senza nessun obbligo collaterale.

Altro punto fondamentale è quello di dare la possibilità di decidere se accettare l’opportunità oppure no in modo da non forzare troppo la mano. Alcuni, infatti, non sono propensi a lavorare meno ore perché questo causerebbe loro stress generato dal dover lavorare un giorno in meno e mantenere standard elevati. C’è da dire, tuttavia, che i timori di molti dipendenti della Perpetual Guardian di non riuscire a comprimere in 4 giorni quello che facevano in 5 si è rivelato infondato ed, anzi, i risultati dell’esperimento hanno dimostrato che chi aveva optato per la settimana corta aveva addirittura incrementato la sua produttività complessiva. Grazie ad un maggior coinvolgimento, motivazione ed autonomia.

L’esperimento è stato un clamoroso successo e i ricercatori della Auckland University of Technology e della University of Auckland Business School che hanno contribuito alla progettazione dello studio hanno evidenziato come il 78% del personale si sentisse in grado di gestire autonomamente il proprio lavoro, rispetto al 54% che lo faceva prima dell’esperimento. La produttività è aumentata di circa il 20% mentre le entrate della società sono rimaste stabili.

Sembra un paradosso che, se da un lato le ore lavorate diminuiscono, dall’altro aumenta l’efficienza. La ragione sta nel fatto che, secondo alcuni studi condotti su impiegati britannici, le ore effettivamente lavorate in un giorno sono circa 3, rispetto alle 8 che si trascorrono fisicamente sul luogo di lavoro. Questo perché molto del tempo che passiamo in ufficio in realtà lo occupiamo con attività diverse: dalla consultazione dei social media alle pause, dai colloqui informali con i colleghi agli scambi di messaggi privati. Alla base di questo “paradosso” ci sono due “leggi”: la legge di Parkinson, secondo la quale il lavoro si “espande” tanto quanto il tempo che abbiamo a disposizione, ed il principio di Pareto, detto “80/20”, e cioè che l’80% della produttività si raggiunge nel 20% del tempo.

Una delle obiezioni che molti fanno a questa soluzione è che se da un lato è facile misurare la produttività in aziende che fabbricano delle merci, dall’altro lo è di meno per chi fa un lavoro d’ufficio, di amministrazione e gestione.

Un altro rischio sta nel fatto che una settimana lavorativa breve finisca per sostituire una forma di stress con un’altra. Lo stesso Barnes afferma che i dipendenti tendono a controllarsi reciprocamente, dal momento che se qualcuno si sottrae alle proprie responsabilità ciò potrebbe portare alla revoca del giorno libero per tutti. E questo potrebbe generare ansia e frustrazione.

Perciò è fondamentale lasciare la scelta ai dipendenti anche se, come sostiene sempre Barnes, alla Perpetual Guardian l’85% delle persone ha optato per la settimana di 4 giorni.

Inoltre, c’è anche da dire che non tutte le aziende possono permettersi questo “lusso”. Una compagnia aerea, ad esempio, non potrebbe farlo. Così come alcune aziende produttive o agricole. La tesi di Barnes, tuttavia, non è che la soluzione della settimana di 4 giorni vada bene per tutti, anzi. Ma che è importante individuare quelle realtà in cui è possibile farlo e avviare almeno una sperimentazione, come fatto alla Perpetual Guardian. Le realtà più adatte a questa formula sono sicuramente aziende come la Perpetual Guardian, aziende finanziarie, pubbliche amministrazioni che non hanno diretto contatto con il pubblico.

“Stiamo dicendo alle aziende di tutto il mondo: provateci”

dice Barnes.

“Cosa può succedere di grave, in fin dei conti? Se si fa un tentativo, lo staff ne sarà entusiasta, anche in caso di fallimento. Riconosciamo tutti che il modo in cui lavoriamo oggi non è adatto per il 21° secolo, che le pressioni per raggiungere un certo equilibrio tra lavoro e vita privata sono intense e che l’idea stessa di come lavoriamo deve cambiare”.

Il dibattito sul futuro del lavoro è in corso da qualche anno scatenato dalla cosiddetta quarta rivoluzione industriale. Ma nessuno, fino ad ora, ha messo sul piatto una soluzione concreta come quella della settimana corta, una idea che potrebbe diventare per molti il nuovo standard.

Una settimana lavorativa di 4 giorni, infatti, non solo non andrebbe ad impattare in maniera negativa sulla produttività aziendale, ma risolverebbe molti altri problemi. Come lo stress, ad esempio, che diminuirebbe drasticamente. Così come ci sarebbe una significativa diminuzione dell’emissione di anidride carbonica a tutto vantaggio dell’ambiente e del cambiamento climatico. Altri vantaggi andrebbero ad impattare la vita delle donne e il problema della crescente diseguaglianza. Ci sarebbe più tempo per la famiglia e, semplicemente, per godersi la vita.

Cosa fare, allora? E’ necessario agire tutti insieme, collettivamente e a livello europeo, per far sì che il sistema cambi in modo da rendere conveniente, per i datori di lavoro, adottare sistemi il più possibile flessibili, in cui il costo di due lavoratori part-time, ad esempio, possa essere lo stesso di un singolo lavoratore.

E, inoltre, perché no, aderire al movimento 4DayWeek (La Settimana di 4 Giorni) lanciato da Andrew Barnes e stimolare qualche imprenditore illuminato in Italia – e ce ne sono – a replicare l’esperimento della Perpetual Guardian, magari utilizzando la preziosa guida che Barnes ha messo a disposizione di tutti sulla rete.

Per approfondire:

Il sito del movimento per la settimana di 4 giorni: https://www.4dayweek.co.nz/

Il rapporto pubblicato a febbraio 2019 è scaricabile QUI

Andrew Barnes spiega al TEDxAuckland perchè e come ha introdotto la settimana lavorativa di 4 giorni nella sua azienda

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