LA RIVOLUZIONE DEL NOSTRO TEMPO: LA BLOCKCHAIN E LE CRIPTOVALUTE

Una Introduzione all’internet del denaro e della finanza

Uno dei temi di questo blog è la finanza personale. Come investire i propri soldi, come raggiungere una condizione in cui non abbiamo più bisogno di vendere il nostro tempo per denaro ma è il denaro che lavora per noi. Un argomento non “banale” ma, tutto sommato, poco affrontato qui da noi, in Italia. Lo è, invece, molto di più negli USA dove abbondano siti, podcast e blog sulla personal finance. Io mi ispirerò a una manciata di questi blogger e podcaster che seguo da tempo e cercherò di adattare la loro filosofia e le loro strategie al nostro “mercato” e al nostro modo di affrontare il tema denaro.

Ma in questo post desidero occuparmi prima di tutto di un argomento che mi sta molto a cuore e che ritengo essere davvero la frontiera ultima della nostra economia e della nostra società. Un tema che è una “rivoluzione” che si sta abbattendo su di noi con una forza che pochi riescono a intravedere: la blockchain e le criptovalute, con i Bitcoin in primis.

Credo, infatti, che i Bitcoin e la libertà finanziaria, siano due facce della stessa medaglia e che coloro i quali vorranno e sapranno guardare a questo mondo con occhio “curioso” e percorrere questa strada, andranno nella direzione giusta per raggiungere l’obiettivo della libertà.

Due anni fa, infatti, sempre grazie agli input che ricevo dai miei “mentori virtuali” sulla rete (in particolare dal podcast The Voluntary Life), ho ascoltato la testimonianza di Tuur e Becca, una coppia che da anni ha abbracciato la filosofia del denaro digitale e che mi ha “parlato” per la prima volta in termini a me accessibili, di BITCOIN.

Mi sono subito INCURIOSITA. Ho fatto qualche ricerca ma ho capito che quello che dovevo fare era provare, entrare nel meccanismo, buttarmi…E così ho fatto. Ho aperto un conto su COINBASE, un exchange – così si chiamano le piattaforme dove si possono comprare le criptovalute – statunitense, facilissimo da usare e dall’interfaccia davvero immediata, e ho incominciato a comprare, appunto, BITCOIN. Ad un prezzo di 300$ l’uno. Poi sono arrivati gli Ethereum, a 50$ l’uno. E ho comprato anche quelli.

Oggi i Bitcoin hanno raggiunto e superato i 7.000 dollari di valore e gli Ethereum 300!

Ma partiamo dalle “basi”. In questa “serie” di tre post che pubblicherò su La Curiosità è la Bussola, cercherò di estrapolare il succo di ciò che ho imparato in questo anno e mezzo – quasi due, ormai – per permettere a chi magari non conosce nulla di questa “rivoluzione”, di capire qualcosa in più e, soprattutto, di entrarci a pieno titolo.

Ma partiamo subito dalla “basi”: cosa è la BLOCKCHAIN e cosa sono le criptovalute!

Nel 2008, un personaggio misterioso dal nome esotico, Satoshi Nakamoto, ha silenziosamente avviato una rivoluzione epocale, una nuova architettura finanziaria, sicura, che non ha bisogno di intermediari (le banche) e al di sopra di ogni controllo da parte dei governi. Questo perché Satoshi Nakamoto – o chi si è nascosto dietro questo nome – pensava che il sistema usato fino a quel momento fosse ormai obsoleto e ingiusto nei confronti delle persone. Infatti, anche se banche e istituzioni garantiscono che le transazioni avvengano in modo sicuro e hanno la nostra “fiducia”, vengono ampiamente ricompensate per questo servizio. Forse più del necessario. E questo modo di funzionare del sistema è andato avanti così per secoli, da quando i Medici di Firenze esercitavano il loro enorme potere grazie al denaro che potevano mobilitare.

Per questo – e non solo – Satoshi Nakamoto ha preso in mano la situazione e, in un cosiddetto whitepaper (un rapporto dettagliato in cui viene descritta la filosofia che sta dietro la ricerca condotta) ha introdotto il nuovo sistema finanziario/monetario: una rete di pagamenti e trasferimenti di valore basata sulla fiducia, senza alcun intermediario. Un sistema in cui la verifica della transazione è fatta grazie ad una nuova tecnologia, molto innovativa, la BLOCKCHAIN.

La blockchain è in estrema sintesi un database online, un gigantesco libro contabile dove si può solo scrivere e registrare e dove non è possibile cancellare ciò che è stato confermato. È distribuito in tutto il mondo su migliaia di pc e non c’è una persona o un server che lo controlla. Un gigantesco libro contabile che, a differenza di una banca che mantiene la sua contabilità al suo interno, e quindi è centralizzata, è del tutto DECENTRALIZZATO. Con la blockchain i dettagli di ogni transazione sono “sminuzzati” e sparpagliati tra centinaia e migliaia di computer in tutto il mondo.

Inoltre, c’è da dire che questo libro contabile dove vengono registrate le transazioni, è replicato, in maniera identica, su tutti i computer della rete e, se qualcuno cerca di modificare in mondo illecito una registrazione, dovrà farlo per tutte le migliaia di apparecchi che mantengono la nota di tutta la blockchain nel suo complesso. E quindi di tutte le transazioni. Una analogia che mi ha fatto capire il concetto è quella del dizionario. Se qualcuno volesse cambiare una parola di un dizionario, dovrebbe farlo per tutte le copie che esistono al mondo di quello stesso dizionario. La stessa cosa dovrebbe accadere se qualcuno volesse “hackerare” la blockchain.

La blockchain è il modo di poter registrare e mantenere la proprietà di un “digital asset” come ad esempio può essere una canzone. Ma le canzoni possono essere facilmente copiate se si conoscono gli 0 e 1 che le compongono. Invece nella blockchain è possibile avere la certezza matematica della proprietà, e provare che quel bene digitale è mio e di nessun altro. E può essere molto di più che una canzone, e cioè un file MP3. Può essere, appunto, denaro – nella forma di criptovalute – che una volta acquisito nessuno potrà rubare. E questo è un cambiamento epocale. Avere la proprietà, provata, di un bene sulla blockchain è una rivoluzione e la blockchain non è altro che un modo per registrare la proprietà in digitale.

La blockchain è un nuovo modo di organizzare il mondo. Noi esseri umani siamo gli unici che ci organizziamo in forme che vanno al di là del nostro “patrimonio genetico” o istinto primordiale (come fanno le api o le formiche). Ci organizziamo perché ci raccontiamo storie e crediamo a quelle storie (la Ford, il capitalismo, il denaro, non sono altro che storie). Sappiamo di essere cittadini perché ci raccontiamo la storia della nazione. Queste reti sono alla base della razza umana e del suo sviluppo. Come le organizziamo queste reti? Con qualcuno che comanda su di esser, un re, una aristocrazia, una democrazia. Oggi i mercati sono organizzati e aperti. La blockchain porta l’organizzazione del mercato (aperto e meritocratico) in ambiti dove questa organizzazione non era possibile. Si tratta di una innovazione istituzionale.

 Gli uomini hanno da sempre usato la violenza e la forza per proteggere i propri beni. Nel tempo questa ricchezza umana è aumentata a dismisura e, da qui, il problema di tenere traccia della proprietà degli individui e delle organizzazioni. Addirittura, nell’era moderna c’è stato bisogno di eserciti per proteggere i beni. Siamo arrivati a creare stati nazione per questo. Con la blockchain l’individuo è in grado di commerciare, comunicare e conservare la sua ricchezza. Sono strumenti che possono essere memorizzati e perciò inviolabili. Non c’è bisogno di eserciti, re e stati. Nell’era dell’informazione l’individuo avrà più potere e questa rivoluzione ha avuto inizio con internet. Con la democratizzazione del potere intellettuale e della informazione. Oggi siamo all’inizio della democratizzazione della ricchezza. Nel futuro tutte la aziende e le attività saranno digitali. Anche tutto ciò che è alla base di una grande azienda (contratti, bilanci, transazioni, pagamenti, titoli di proprietà) è digitalizzato e potrà essere trasferito sulla blockchain. Naval Ravikant

Alla base della blockchain ci sono i “miners”, i minatori, soggetti che operano costantemente per verificare e registrare le transazioni (acquisti, trasferimenti).

I minatori (che vengono chiamati così perché fanno un lavoro di estrazione di valore e quindi, come per l’oro, devono “scavare”) possono essere persone normali con computer molto potenti oppure grandi aziende che mettono a disposizione della rete enormi macchinari dalla potenza elevatissima. Più i loro computer sono potenti e veloci, maggiore è il numero di transazioni che possono confermare e verificare.

L’Economist così spiega quello che fanno i minatori:

Ogni 10 minuti circa, i computer dei miners raccolgono alcune centinaia di transazioni in Bitcoin che vanno verificate – raggruppate nei cosiddetti blocchi – a le trasformano in puzzle matematici. Il primo di questi computer minatori che trova la soluzione e mette il pezzettino del puzzle al posto giusto, lo annuncia agli altri sulla rete. Gli altri minatori coinvolti, a loro volta, controllano se colui che invia i fondi ha il diritto di spenderli, e se la soluzione all’indovinello che ha trovato il primo minatore è davvero corretta. Una volta raggiunto un certo numero di conferme, il “blocco” con le transazioni approvate viene aggiunto alla “catena” – al mega libro contabile – e i minatori proseguono il loro lavoro alla ricerca di nuove transazioni da verificare. Da qui il termine “blockchain”, “catena di blocchi.

In cambio di tutto questo i minatori – che devono sostenere costi ingenti in potere computazionale e in energia – vengono ricompensati in criptovalute quali Bitcoin ed Ethereum.

I miners garantiscono la sicurezza nel sistema e garantiscono che la stessa somma di denaro, la stessa moneta – o Bitcoin – non possa essere posseduta da due persone diverse.

BITCOIN

Ma vediamo, a questo punto, cosa sono i “primi nati” dalla mamma blockchain, i Bitcoin.

I Bitcoin sono la moneta che “gira” sulla blockchain. Anzi, per meglio dire, hanno rappresentato la prima forma di denaro digitale ad essere registrata sulla catena a blocchi – sul mega libro contabile – e che, oggi, ne rappresenta la parte più importante.

Il Bitcoin è una moneta virtuale completamente decentralizzata, non controllata da nessuno stato o istituzione, e che può essere trasferita in tempo reale, senza il pagamento di alcuna commissione e senza nessun intermediario bancario o burocrazia che ce lo impedisca.

I Bitcoin sono “criptovalute”. In molti li considerano la riserva di valore dell’era digitale. Come l’oro, i diamanti o le opere d’arte.

Sono monete “criptate”. Il che significa che è impossibile per chiunque, una banca o un governo, risalire a chi appartengono, e che sono sicure.

Non possono essere toccate con mano perché si trovano sulla rete in forma di codice ed è possibile accedervi da qualsiasi apparecchio collegato ad internet, come il pc o il cellulare.

Inoltre, al contrario dei dollari o degli euro, le criptovalute non possono essere depositate in una banca. Si possono comprare online su una piattaforma di scambi (exchange).

Molti negozi e grosse realtà del commercio in USA accettano già Bitcoin in pagamento. Addirittura, sempre negli Stati Uniti, i dipendenti che lo desiderano possono scegliere di investire parte dei loro contributi pensionistici in criptovalute, secondo schemi perfettamente legali e trasparenti.

Al momento, il Bitcoin è la criptovaluta più importante al mondo, con una capitalizzazione di circa 20 miliardi di dollari.

Certo, non c’è ancora un utilizzo diffuso dei Bitcoin. Siamo ancora lontani da questo. Ma la cosa interessante da dire è che c’è un limite al numero di Bitcoin che potranno essere emessi – “coniati” – e questo limite è 21 milioni. L’utilizzo è ancora limitato a pochi milioni di persone (forse 3 milioni di individui in tutto il mondo posseggono Bitcoin) ma immaginiamo cosa potrà succedere al prezzo di questa criptovaluta nel momento in cui verrà adoperato da miliardi di persone. Come Facebook ha visto crescere esponenzialmente il suo valore grazie alla partecipazione di milioni e milioni di utenti, la stessa cosa potrà succedere per i Bitcoin. E visto che ce ne saranno solo 21 milioni nel mondo, è chiaro che il prezzo di un singolo Bitcoin potrà raggiungere cifre altissime. Una “profezia che si autoavvera”.

Questo per i Bitcoin. Vediamo adesso cosa sono, invece, gli ETHEREUM.

Quattro anni fa circa, poi, un giovanissimo canadese di origine russa, Vitalik Buterin, è andato oltre il concetto di semplice moneta digitale, e ha ideato l’Ethereum.

L’Ethereum è diverso perché non è solo una forma di scambio di valore come è il Bitcoin, ma può essere usato per stipulare veri e propri contratti. E’ una evoluzione del Bitcoin tanto è vero che in molti lo considerano potenzialmente in grado di superare in capitalizzazione, e quindi in valore, gli stessi Bitcoin.

Con gli Ethereum, quindi, si fanno transazioni più complesse e articolate dell’acquisto di beni o servizi. Si possono sottoscrivere contratti di qualsiasi tipo: dall’acquisto di una casa all’acquisto di quote in una start up (le cosiddette ICO, Initial Coin Offerings, che saranno il tema di un prossimo post).

Questi “smart contracts” vengono gestiti sulla rete Ethereum e sono “smart” – intelligenti – perché si auto-completano una volta che le condizioni alla base di quel contratto vengono raggiunte. E le possibilità di utilizzo da parte di singoli e di aziende di questa nuova tecnologia digitale sono innumerevoli. Ed è per questo che il prezzo dell’Ethereum è passato in un anno da 40 a 400 dollari.

E le altre CRIPTOVALUTE?

Nel tempo, oltre ai Bitcoin e agli Ethereum, la blockchain si è popolata di moltissime altre criptovalute “figlie”. Litecoin, Dash, Monero, ZCash, Ripple etc etc. Ad oggi ce ne saranno circa 1000 in circolazione e il loro valore può essere controllato e monitorato su Coinmarketcap. La stragrande maggioranza di queste ha un valore del tutto irrisorio e non vale la pena nemmeno prenderle in considerazione. Quelle interessanti saranno una decina, o poco più.

Ma perché ce ne sono così tante? Perché chiunque, con il giusto algoritmo e una idea da mettere in campo, può lanciare la sua criptovaluta sulla blockchain e creare una “catena” – o sotto libro-contabile – dedicata.

Queste valute hanno caratteristiche proprie e possono servire a superare certi limiti delle criptovalute principali. Oppure possono essere generate per essere spese all’interno di una rete dedicata all’acquisto di un certo bene o di un servizio. Un po’ come succede nei parchi di divertimento dove, per entrare, si comprano dei gettoni che poi potranno essere spesi per utilizzare le attrazioni presenti nel parco.

Il fatto che ci siano così tante criptovalute oggi in circolazione sulla rete non deve spaventare, anzi. E’ un segno che la tecnologia sta crescendo e si sta evolvendo e che può essere un mezzo per chiunque abbia una idea, di svilupparla e di “testarla” sul mercato.

Ma come si possono usare le criptovalute?

Il primo utilizzo, quello più ovvio, è come moneta di scambio. Allo stesso modo in cui vengono usati gli euro o i dollari. E non è certo difficile usare i Bitcoin per acquistare altri beni, basta avere un “wallet” digitale – portamonete digitale – con cui effettuare la transazione. Tuttavia in pochissimi usano i Bitcoin per acquistare per il semplice motivo che il loro valore oscilla troppo e non piace a nessuno spendere e comprare qualcosa con una moneta che il giorno dopo potrà aumentare di valore anche di molto. Come è successo – si narra – a una persona che qualche anno fa aveva acquistato una pizza in Bitcoin che oggi avrebbero un valore di milioni di dollari.

Il denaro digitale non scomparirà. Certamente ci sarà una evoluzione, esattamente come è successo con Internet. Ma dire che tutto ciò è una “moda” è come dire che Internet scomparirà. Non può succedere.

Come per le automobili al tempo di Henry Ford, l’era della moneta digitale è ormai arrivata. La tecnologia che è alla base delle criptovalute è potentissima e, appunto, rivoluzionaria. Ed è certo che cambierà totalmente il rapporto che abbiamo con la valuta “ufficiale” – fiat – e cambierà il modo in cui faremo qualsiasi cosa, dal pagamento delle bollette, al modo in cui acquistiamo azioni quotate, al modo in cui teniamo traccia della nostra documentazione sanitaria.

I Bitcoin non solo hanno la potenzialità di rivoluzionare l’intero sistema finanziario, ma permettono a chiunque di partecipare al grande schema delle cose, e investire in qualcosa che potrebbe far diventare davvero padroni di sè stessi. Qualcosa che raramente si è visto nella storia dell’umanità. Sono cambiamenti paradigmatici che ogni generazione si è trovata a vivere e che, questa volta, potrebbe rappresentare l’opportunità, per chi è abbastanza audace da provarci, di rivoluzionare la propria vita.

Saranno gli “early adopters” – chi intuisce da subito la novità e la sperimenta – che trarranno vantaggio da tutto questo e potranno costruire la loro fortuna. Una storia che si è già vista perché molti di coloro che hanno acquistato pochi dollari di Bitcoin nel 2010, oggi sono milionari.

E non è certo troppo tardi, adesso, per entrare in questa nuova economia ed essere parte della rivoluzione del mondo finanziario. Le più grosse realtà industriali e finanziarie stanno investendo somme ingenti. E lo fanno perché hanno compreso le potenzialità che la blockchain e le criptovalute hanno.

Da che erano una forma esoterica per pochi iniziati e genietti dell’informatica, le criptovalute sono ormai parte integrante del sistema finanziario. Oggi personaggi quali Bill Gates, Steve Wozniack (co-fondatore della Apple) e la stessa Google, stanno investendo nella blockchain e nelle criptovalute. Così come aumenta l’interessa da parte degli hedge funds, dei broker e di grosse istituzioni finanziarie.

Il gigante del risparmio statunitense, Fidelity, ha addirittura deciso di inserire i Bitcoin nell’estratto conto dei propri clienti. E così tanti altri operatori finanziari ma anche commercianti che hanno deciso di entrare in gioco.

Forse le criptovalute come i Bitcoin potranno diventare la base monetaria globale del futuro. E forse questo mercato avrà davvero una crescita esponenziale come in molti pronosticano.

E pensare che siamo solo agli inizi.

Nel prossimo post affronterò in maniera più pratica le questioni legate all’acquisto dei Bitcoin e delle altre criptovalute con alcune considerazioni sull’opportunità di investire parte delle proprie disponibilità finanziarie in questo asset alternativo.

E per chi ama, come me, i TED Talks, consiglio di vedere How The Blockchain is Changing Money and Business, un video del 2016 in cui Dan Tapscott, uno scrittore canadese che ha pubblicato il libro The Blockchain Revolution, spiega in maniera semplice e accessibile a tutti quello che ho cercato di dire anche io in questo post. Il video dura 18 min e sono disponibili i sottotitoli in italiano

 

 

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