INVESTIRE IN CRIPTOVALUTE E REINVENTARE LA FINANZA GLOBALE

Photo by William Iven on Unsplash

In uno dei post precedenti, La Rivoluzione del Nostro Tempo: la Blockchain e le Criptovalute, ho cercato di fare una panoramica che desse l’idea di quanto sta succedendo nel mondo impalpabile delle criptovalute e della blockchain, la tecnologia che ne è alla base. Mi accingo adesso a fare qualche considerazione sull’aspetto che riguarda specificatamente gli investimenti in questa nuova “asset class”. Un approccio più pratico e che, mi auguro, possa ispirare chi leggerà a sperimentare ed esplorare.

AVVERTIMENTO: Non sono un consulente finanziario e questo non vuol essere un post per consigli di investimento che solo i professionisti accreditati possono dare. Intendo condividere quello che imparato in questi ultimi due anni sia dalla mia esperienza pratica che dalle letture e dall’ascolto di podcast che ho fatto. Spero, inoltre, che gli spunti che troverete qui sotto potranno essere stimolanti ma allo stesso tempo fornire una base per prendere decisioni ponderate e permettere, anche a chi non ha mai sentito parlare di bitcoin e di blockchain, di approfittare di questo momento storico in cui si sta creando valore e in cui l’opportunità di mettere le basi per costruire patrimoni e assicurarsi una serenità finanziaria, sono notevoli. Invito comunque sempre a non investire più di quello che si è disposti a perdere.

È ormai conclamato l’exploit che i bitcoin, gli ethereum e alcune altre criptovalute hanno avuto nel corso del 2017. Una crescita esponenziale che però ha avuto i suoi momenti di crisi, con crolli improvvisi anche molto pronunciati, che hanno alimentato un coro di scettici e di allarmisti. E, tuttavia, nonostante ciò, il mercato di questi “beni digitali” ha continuato a crescere fino ad arrivare a valere oltre 170 miliardi di dollari in capitalizzazione.

La domanda sorge spontanea: siamo in una bolla? Probabilmente. Scoppierà questa bolla? Nessuno lo sa. Forse il rischio maggiore sta nella possibilità che venga introdotta, in maniera improvvisa, una forma di regolamentazione che possa bloccare la crescita delle criptovalute. Oppure che una di queste valute possa crollare improvvisamente a causa di disaccordi interni. Eventi negativi esterni possono innescare una reazione a catena di tipo negativo. Certo è che continuerà ad esserci molta volatilità in questo mercato e che cercare di prevederne gli andamenti è del tutto impossibile. È importante, però, per chiunque voglia investire in criptovalute, essere consapevoli dello scenario e prendere decisioni che siano in accordo con il proprio livello di rischio e le proprie possibilità.

È fondamentale gestire il rischio che si intende correre, senza strafare e senza perdere di mira la totalità del proprio portafoglio. Essere presi dalla “esuberanza irrazionale” e non documentarsi e cercare di capire quello che si fa è un rischio che non si deve correre. Sarebbe come andare al casinò.

Ma come investire in questo mondo? Come poter navigare in un mare al momento ancora tempestoso, soprattutto per chi non è un “provetto marinaio”?

Come ho già detto nel post precedente, il mio è stato un approccio “esplorativo” e di timida, ma curiosa, sperimentazione che mi ha permesso, in questi due anni, di ottenere notevoli risultati.

Ci sono diversi “livelli” o strade che si possono seguire. Dipende tutto dalla strategia di ciascuno di noi, dalla propensione al rischio e da quanto tempo si intende dedicare a questa attività.

Una premessa, però, va fatta. Chi deciderà di intraprendere la strada – qualunque essa sia –, avrà un enorme vantaggio sulla stragrande maggioranza delle persone, inclusi gli investitori professionali. Oggi una percentuale minima di persone sa di cosa stiamo parlando e una percentuale ancora più bassa di queste decide di acquistare e investire in prima persona. Siamo nella fase degli early adopters e molti prevedono che nel giro di pochi anni sarà molto difficile, per chi non ha un patrimonio notevole, comprare un singolo bitcoin, che potrà valere anche centinaia di migliaia di dollari. Sarà possibile comprare un centi-milionesimo di bitcoin, che sarà appunto suddivisibile in 100 milioni di unità, dette Satoshi.

Secondo Fred Wilson, uno dei più importanti VC statunitensi con base a NY, e che ha investito in start up quali Twitter, Tumblr e Twilio, ci sono tre profili di investitore in criptovalute con una diversa percentuale del patrimonio netto da poter destinare a questo asset:

  • Investitore giovane e propenso al rischio: 10% in criptovalute.
  • Investitore sofisticato che punta ad un portafoglio con ottime performance: 5% in criptovalute.
  • Investitore medio, prudente e conservatore, ma con un certo appetito al rischio: 3%
  • Pensionato che vuole solo mantenere e conservare il proprio portafoglio senza rischiare alcunchè: 0%.

Con un “caveat”: per chi incomincia, al di là della tipologia, è bene non investire più del 5% di tutto ciò che si possiede in valuta digitale e, in seguito, aumentare gradualmente fino ad arrivare alla percentuale desiderata.

Predisporre un piano ben diversificato è la parte forse più importante per affrontare in maniera consapevole il proprio futuro e per saper reagire di volta in volta agli imprevisti che potranno presentarsi. Significa essere preparati anche ad aumentare le probabilità di massimizzare il guadagno che si avrà dagli investimenti e a limitare le perdite.

Ad esempio, se il nostro capitale è investito tutto in azioni e il mercato crolla, è certo che perderemo tutto, indipendentemente da quali azioni abbiamo in portafoglio.

Così come se il nostro capitale è investito tutto in oro fisico e il prezzo delle materie prime va a picco, dovremo prepararci ad avere grosse perdite.

Invece, se saremo stati così avveduti da diversificare il nostro portafoglio e investire in asset non correlati tra di loro, non soltanto soffriremo molto meno della volatilità dei diversi mercati, ma staremo anche più tranquilli psicologicamente. Ecco perché avere un piano di allocazione delle risorse è così importante.

Ma in cosa e come investire la percentuale che abbiamo deciso di dedicare alle criptovalute?

Anche qui va fatta una premessa e va sottolineato come la chiave per il successo, oltre alla decisione sulla percentuale del proprio patrimonio da destinare alle valute digitali, stia nella…DIVERSIFICAZIONE. Le criptovalute, come abbiamo visto, offrono enormi potenzialità di guadagno. Ma ci sono rischi che vanno attentamente valutati. Ed ecco perchè è sempre utile sottolineare come non si debba acquistare le monete digitali con soldi che non si è preparati a perdere del tutto. Inoltre, una volta determinata questa somma “a fondo perduto”, diciamo così, ad esempio 5.000 euro da destinare alle criptovalute, non è consigliabile mettere tutto in uno stesso tipo di moneta. È molto più saggio diversificare!

Sempre Fred Wilson, ad esempio, ha invitato nel suo blog (che io seguo da tempo) ad investire, oltre che in bitcoin, anche in ethereum. E magari con un approccio tipo “dollar cost averaging”, comprando piccole quantità di criptovalute nell’arco di qualche mese. In questo modo, se il valore della criptovaluta scende, il prezzo medio di acquisto scende anch’esso e aiuta a generare profitti nel lungo termine.

L’assunzione che si fa, inoltre, è che il mercato delle criptovalute crescerà in termini di capitalizzazione nei prossimi cinque anni, anche se resterà molto volatile. Perciò, un investitore saggio e razionale che voglia impiegare una piccola percentuale del proprio patrimonio in questo asset, deve avere un orizzonte temporale di almeno 5 anni e diversificare tra più criptovalute. Quelle principali sono: Bitcoin, Ethereum, Litecoin.

A seconda di quanto tempo, poi, si è disposti a dedicare a questa attività, si possono distinguere tre approcci:

PRIMO – Basso coinvolgimento, minimo sforzo

Qui basta affidarsi agli “esperti” o a qualcuno che conosciamo e che ci è vicino che possa darci una mano. Stanno nascendo hedge funds specializzati in investimenti di questo tipo il che significa che basta sottoscrivere quote in questi fondi per investire senza problemi di dover studiare e approfondire argomenti complessi. Uno di questi è Protos Cryptocurrency Asset Management che fa esattamente questo: si sottoscrive il cosiddetto “token” dopodichè si farà parte del “gruppo” come investitori e tutte le decisioni di investimento verranno prese per noi da questi super-esperti-mega-galattici.

Polychain è anche un fondo analogo e poi, giusto perché non c’è due senza tre, vale la pena menzionare TaaS – Token As A Service.

SECONDO – Coinvolgimento medio

Se si decide di gestire i propri fondi in autonomia e dedicare del tempo a cercare di capire e studiare “la materia”, la cosa più saggia da fare è quella di comprare e mantenere nel tempo un portafoglio stabile. La cosiddetta strategia del “buy and hold”. Chi preferisce questo approccio deve scegliere quelle criptovalute che prevedibilmente, nei prossimi cinque anni, giocheranno un ruolo fondamentale sulla blockchain. Qui cercare di cavalcare il mercato è sbagliato. Può capitare che, dopo aver acquistato una certa criptovaluta, il prezzo della stessa crolli improvvisamente del 50%. Dobbiamo essere preparati e non farci prendere dal panico. Si tratta della speculazione e dei traders che “surfano” queste onde e generano essi stessi la turbolenza. Ciò che è importante è che la nostra convinzione nei confronti di quella valuta resti salda e che l’orizzonte temporale resti nel lungo termine.

TERZO – Alto coinvolgimento

Questa è l’ipotesi in cui siamo disposti a studiare in maniera approfondita ciascuno degli investimenti che facciamo, leggere le notizie e partecipare agli incontri che vengono organizzati su questo tema, come i meetup. Qui si possono trovare “gemme nascoste” grazie ad una analisi accurata delle ICO – Initial Coin Offerings – le start up che lanciano i loro token sul mercato per finanziare l’idea di business che intendono realizzare. Questo può davvero essere un lavoro a tempo pieno ed essere paragonato al lavoro di business angel o venture capitalist….più info su questo le rimando al prossimo post…

O, ancora, chi decide di fare “trading sfrenato” sulle piattaforme che offrono il book (Kraken, Bitstamp, Bitfinex, Bittrex…e molte altre) e sfruttare le imperfezioni del mercato, particolari conoscenze o notizie che si riescono ad ottenere in anticipo, la già menzionata volatilità. Fare arbitraggio, comprare o vendere in base alle news, trading quantitativo e vendita allo scoperto sono tutte “parole grosse” che andrebbero prese con estrema cautela.

ATTENZIONE: c’è una “via di mezzo”, una valida alternativa che è possibile percorrere – anche in questo caso parlo per esperienza diretta – per possedere e negoziare criptovalute. Si tratta della piattaforma di social trading eToro dove è possibile acquistare azioni, fondi e le principali criptovalute in maniera semplice e immediata. Inoltre, ed è questa la particolarità che mi ha fatto scegliere questa piattaforma rispetto ad altre e che ho incominciato ad usare qualche mese fa, è possibile “copiare” i migliori traders al mondo o, come vengono chiamati “Popular Investors”, senza dover fare alcuno sforzo.

Provare per credere! Potrete registrarvi usando questo LINK e aprire un conto virtuale che vi permetterà di imparare a usare la piattaforma senza correre alcun rischio. Attenzione, questo è un link di affiliazione che ho avuto in quanto partner affiliata alla piattaforma.

Ripeto: Non investire MAI più di quello che si è disposti a perdere!

MUOVERE I PRIMI PASSI

Il primo passo è, molto semplicemente, quello di aprire un conto su una piattaforma – una cosiddetta exchange – che permette di acquistare bitcoin o altre valute in cambio della valuta corrente, dollari o euro. La mia scelta –già due anni fa – è caduta su Coinbase, l’exchange più conosciuto e affidabile, che permette di acquistare bitcoin, ethereum e litecoin.

Una volta aperto il conto e completata la procedura di riconoscimento dove è necessario inviare un documento di identità e la prova della propria residenza, si potrà fare il bonifico bancario sulle coordinate indicate nel sito. In un paio di giorni i soldi arriveranno a destinazione e si potrà incominciare ad acquistare. Coinbase fornisce un “wallet” – portafoglio digitale – dove verranno conservate le nostre criptomonete in maniera del tutto sicura.

Una volta acquistate le nostre criptovalute, anche attraverso un “piano di accumulo”, potremo aspettare che il loro valore cresca nel tempo. L’attesa sarà ripagata perché in un anno il bitcoin potrebbe facilmente raddoppiare il suo valore.

In più, sempre per chi intende conservare le proprie monete digitali nel lungo termine come deposito di valore – come l’oro –, consiglio di trasferirle su un hard wallet tipo il Ledger Nano. Un piccolo aggeggio simile ad una chiavetta USB che si collega al computer e in cui viene mantenuta la nostra “chiave segreta” che ci permetterà di accedere sempre ai nostri bitcoin sulla blockchain. Se, invece, decidiamo di mantenere le criptovalute sull’exchange, dobbiamo essere consapevoli che sarà l’exchange stessa a mantenere quell’asset per noi anche se l’estrema facilità di invio o di ricezione (tipo bonifico in entrata o in uscita) rende questa interfaccia davvero semplice da usare.

Una ultima nota, a conclusione di un discorso che, però, non finisce qui. Intendo cioè sottolineare come queste criptovalute, bitcoin ed ethereum in primis, siano estremamente “liquidabili” e che una volta presa la decisione di vendere e, come si dice in gergo “prendere il profitto”, basterà trasferire il ricavato della vendita in euro dalla exchange sul nostro conto bancario con un semplice “prelievo”.

Infine, come “ciliegina sulla torta” vi consiglio il breve video – circa 4 minuti – su bitcoin, blockchain e criptovalute di uno dei personaggi più popolari della rete, Marco “Monty” Montemagno, che così conclude: “ …l’obiettivo, questa volta, non è occupare Wall Street, non è occupare la finanza..l’obiettivo è REINVENTARE LA FINANZA”.

 

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