IL PICCOLO LIBRO DELL’INVESTIMENTO…DI BUON SENSO…

I consigli di Jack Bogle, il CEO di Vanguard, per investire nel lungo termine con gli indici passivi
Foto pixabay Licenza Creative Commons

Questo post è il seguito di quello pubblicato tempo fa su Joel Greenblatt e il suo Il Piccolo Libro che Batte il Mercato Azionario con i consigli di uno dei più grandi investitori di Wall Street su come scegliere le azioni da acquistare e mantenere in portafoglio nel lungo termine.

Qui, invece, siamo sempre nel lungo termine, ma il focus dell’investimento non sono le singole azioni ma il mercato nel suo complesso. E vediamo perché.

 MA PRIMA UN PICCOLO AVVERTIMENTO: Non sono un consulente finanziario e questo non vuol essere un post per consigli di investimento che solo i professionisti accreditati possono dare. Intendo condividere quello che imparato in questi ultimi anni sia dalla mia esperienza pratica che dalle letture di libri specialistici e divulgativi così come dall’ascolto di podcast finanziari.

L’ispirazione mi è venuta, di nuovo, dalla lettura di un libro…un “piccolo libro” come quello di Greenblatt, Il Piccolo Libro dell’Investimento – Un modo efficace per garantire il tuo guadagno nel mercato azionario. O, come meglio espresso nel titolo originale in inglese, The Little Book of Common Sense Investing.

Riassumo brevemente la differenza molto semplice e immediata tra ciò che si intende con la parola INVESTIMENTI ATTIVI rispetto a quelli PASSIVI.

Chi predilige investire in maniera “attiva” deve fare delle scelte ponderate su quali azioni puntare e attrezzarsi in modo da comprendere le dinamiche dell’andamento delle aziende che quelle azioni rappresentano. I loro bilanci, il mercato, il business…etc etc.

Chi, invece, non crede che il “gioco valga la candela”, punta in maniera “passiva” – quindi senza impegnarsi in alcun modo in studi ed analisi – su un indice che replica esattamente e pedissequamente ciò che fa tutto il mercato – azionario nel caso specifico ma potrebbe essere anche quello obbligazionario. È come avere un piccolo, minuscolo pezzettino del mercato in cui ci sono, in minima parte, tutte le azioni, obbligazioni, e quant’altro quell’indice rispecchia.

…ed ecco che qui entra in gioco il “buon senso”…e John Bogle, naturalmente.

Il Piccolo Libro dell’Investimento è perfetto per chi non ha il tempo, la voglia, l’attitudine a gestire in maniera troppo articolata i propri risparmi ma che, nello stesso tempo, è consapevole che disinteressarsi completamente, affidarsi a consulenti e banche e lasciare fare a loro con tutte le conseguenze del caso (tariffe e costi elevatissimi), non è nemmeno la soluzione giusta.

La soluzione giusta la offre John Bogle, un ottuagenario che ha rivoluzionato il mercato a partire dagli anni ’70, quando per primo lanciò gli INDICI PASSIVI e fondò Vanguard, un colosso statunitense a cui tutt’oggi si affidano moltissimi risparmiatori consapevoli.

Cosa dice il libro? Risponde semplicemente alla domanda:

perché i fondi che replicano passivamente gli indici – index funds – sono il miglior modo di investire i propri soldi nel lungo termine?

Abbiamo visto la differenza tra investimento attivo e passivo. Adesso questa stessa distinzione la vediamo per i cosiddetti FONDI DI INVESTIMENTO.

Cosa sono i fondi di investimento?… Sono delle realtà in cui più investitori mettono insieme in un unico calderone – il fondo – il loro denaro. Acquistano quote, pezzettini, di un insieme molto più grande che poi, i gestori del fondo stesso, provvederanno ad investire in base alle loro conoscenze e alla loro esperienza.

La caratteristica di base dei fondi è che danno una certa sicurezza perché, avendo tanto denaro a disposizione, possono diversificare e investire in molti strumenti e beni diversi. Si può scegliere tra quelli più rischiosi a quelli meno rischiosi. Ci sono tante di quelle opzioni che davvero è facile perdersi.

E allora?

Il consiglio che dà John Bogle è di investire in un solo tipo di fondo, il fondo che copia passivamente un indice di mercato (index fund).

Il vantaggio lo vediamo qui di seguito.

La prima osservazione da fare è che i cosiddetti fondi “attivi”, quelli in cui ci sono persone dietro che decidono dove, come e quando impegnare la montagna di denaro che gli è stata affidata, hanno un costo. Un costo fisso che deve essere pagato al di là di come andrà il mercato e di quanto profitto genereranno. E spesso nemmeno riusciranno a garantirlo!

Le commissioni che si pagano a questi colossi della finanza affinchè scelgano loro per noi quali azioni comparare e come rimodulare e bilanciare il portafoglio, sono ingenti.

Se il fondo va bene, non ci accorgiamo dell’impatto che questi costi hanno sul nostro investimento. Ma, nel lungo termine, i fondi gestiti attivamente daranno un profitto minore di quello del mercato preso nel suo complesso.

Come è possibile?

Per prima cosa perché speculare sui prezzi delle azioni non è una strategia sostenibile nel lungo termine. Uno si immagina che un fondo può generare un enorme profitto semplicemente acquistando azioni a prezzi bassi e rivendendo a prezzi alti. Ma questo nel lungo termine non funziona.

Nessuno è in grado di muoversi esattamente come si muove il mercato, o di fare meglio del mercato stesso…di nuovo….nel lungo termine.

In più ci sono i costi di gestione. Per questo i fondi che replicano gli indici di mercato in maniera passiva sono molto più profittevoli.

Il secondo motivo per cui vale la pena scegliere un fondo passivo rispetto a quello attivo è che, alla fine della fiera, sono pochi i fondi attivi che vanno davvero bene…e nessuno può garantire che andranno bene anche in futuro!

Le variabili in gioco sono talmente tante che è impossibile prevedere – e tantomeno garantire – che un fondo che è andato bene per vent’anni continui a farlo per altri venti.

Ma perché, allora, nonostante questo quadro così poco edificante, la gente continua a mettere i propri soldi nei fondi comuni?

Che costano molto?

Quello che succede nella realtà è che questi costi non sono così palesi per chi investe. I gestori si vantano dei rendimenti elevati ma poi non dicono tutta la storia. Non mettono in conto anche le commissioni pagate.

Un altro motivo, è che la maggior parte delle persone si fa prendere dalle emozioni e dalle tendenze del mercato. Si fanno influenzare dalle opinioni altrui e dai messaggi pubblicitari. Le persone investono nei fondi perché tutti fanno così.

Ma allora dove dobbiamo mettere i nostri soldi? Nei fondi INDICIZZATI a BASSO COSTO!

La soluzione non è tenere i soldi in un cassetto in casa, ma investire in fondi che replicano passivamente gli indici del mercato. A differenza dei fondi gestiti attivamente, i fondi indicizzati sono molto più efficienti in termini di costi.

Per definizione, un fondo indicizzato detiene un portafoglio diversificato che replica il mercato in maniera totale o un solo settore.

I fondi indicizzati sono costruiti in modo da eliminare il rischio della volatilità a breve termine di una azione e con costi molto bassi.

Il motivo è che i fondi indicizzati replicano l’andamento di tutte le azioni incluse nell’indice, senza scommettere su una singola azione. Perciò si chiamano anche fondi passivi. Tutto diventa automatico.

Non si pagheranno commissioni per comprare e vendere le azioni, come fanno i broker e i consulenti.

Non ci saranno costi nascosti.

Inoltre, nel lungo termine i fondi indicizzati potranno andare anche meglio di quelli gestiti. Perché, sempre nel lungo termine, il valore di una azione si attesta sul livello reale.

Anche qui, però, bisogna fare attenzione e sottoscrivere fondi indicizzati economici perché, anche loro hanno un costo, una commissione da pagare per la gestione e le spese operative.

Commissione che, anche se ammonta a meno dell’1%, può sommarsi e incidere molto su un budget nel lungo termine. Anche decimi di centesimo di differenza pesano nel lungo termine. Bisogna scegliere il fondo più economico.

Il messaggio di Bogle è molto semplice: investire in fondi indicizzati ed evitare costi inutili!

Il consiglio è mettere la maggior parte dei propri soldi in fondi che replicano indici passivi e una piccola somma in fondi gestiti in maniera attiva. Non più del 5%

Nella SECONDA PARTE di questo post, invece, vi parlerò di un altro libro (tanto per cambiare) che consiglia la strategia da utilizzare per raggiungere la libertà finanziaria grazie all’investimento di buon senso…stay tuned….

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