IL PERCORSO PIÙ SEMPLICE PER RAGGIUNGERE LA RICCHEZZA

Una mappa per arrivare all’indipendenza finanziaria e vivere una vita piena e felice
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Continua il mio viaggio alla scoperta della fatidica indipendenza finanziaria, un obiettivo che è ben saldo all’orizzonte e che intendo perseguire con determinazione.

E una delle abitudini che ho adottato ormai da qualche anno è quella di leggere quanto più possibile sull’argomento. Molti dei libri che ho letto di autori statunitensi, dove il genere “denaro&investimenti” ha una lunga tradizione, sono disponibili in italiano. Come Il Piccolo Libro dell’Investimento di cui ho parlato nel mio precedente post Il Piccolo Libro dell’Investimento di..Buon Senso.

O il libro di Vicki Robin e Joe Dominguez, O La Borsa o La Vita, tradotto in italiano solo pochi mesi fa e di cui ho anche fatto una breve sintesi QUI.

Altri libri, invece, sono solo in inglese e uno di questi, una vera perla, è il libro di J L Collins, The Simple Path to Wealth.

Un libro che mi ha aperto la mente e il cuore e mi ha fatto definitivamente innamorare della strategia dell’investimento PASSIVO. 

L’autore, JL Collins è un simpatico “pensionato” nord americano che è ormai arrivato al traguardo della libertà finanziaria. Una libertà che si è guadagnato grazie al risparmio e all’investimento…di buon senso.

J L Collins

Collins ha deciso di scrivere questo semplicissimo libro –davvero accessibile a tutti – per chi, come la stragrande maggioranza delle persone, non vuole proprio saperne di stare più di cinque o dieci minuti ALL’ANNO a preoccuparsi di dove investire i propri soldi.

E lui offre una soluzione perfetta.

Tra l’altro, dopo anni di esperienza – e di errori – Collins ha definito una strategia che consiglia alla propria figlia, una giovane donna che non ha alcun interesse ad occuparsi in maniera sistematica delle proprie finanze e che, perciò, ha bisogno solo di una STRADA SEMPLICE…

Collins fa parte a pieno titolo di un filone di gran moda oggi nel Nord America in cui moltissimi professionisti, dipendenti di aziende e uomini e donne in carriera, hanno deciso di inserirsi. E cioè intraprendere la strada della libertà finanziaria e adottare varie tecniche per raggiungerla. Dal risparmio estremo, agli investimenti oculati. E’ stata anche coniata una sigla per identificarli: F.I.R.E. Financial Independent Retired Early (Indipendenza Finanziaria e Super-Pre Pensionamento).

Anche da noi ci sono degli esempi di personaggi stile J L Collins. Uno tra tutti che mi sembra riflettere bene lo spirito di chi vuole essere libero dal sistema e vivere una vita all’insegna del risparmio e della frugalità, è Francesco Narmenni che, attraverso il suo blog SMETTERE DI LAVORARE  promuove una vita estremamente frugale (meno di 500 euro al mese gli bastano) ma libera dal lavoro “fisso”. La sua strategia è quella di coprire le spese con i proventi del blog che contiene pubblicità di vario tipo. Ma lui non si focalizza, come invece fa Collins, sulla strategia dell’investimento.

Collins, infatti, mi piace soprattutto perché, dopo aver certamente sottolineato l’importanza di non avere debiti e di risparmiare quanto più possibile già dai primi anni di vita lavorativa, entra nel merito e ci dice esattamente cosa dobbiamo fare con quei soldi affinchè, nel tempo, non solo si accumulino grazie ai nostri risparmi, ma ci diano quell’interesse – quella rendita – che ci servirà per vivere anche senza dover lavorare.

E il primo passo da fare è appunto determinare la cifra di cui abbiamo bisogno: 20, 40 o 60 mila euro all’anno? Questo perché conoscendo l’ammontare – più o meno esatto – potremo risalire a quanto capitale dobbiamo avere prima di poterci dichiarare LIBERI.

Il calcolo è semplicissimo. E’ stato determinato che, per non intaccare il patrimonio investito e garantire la sua sostenibilità nel tempo, è possibile ritirare il 4% all’anno della somma complessiva. E vivere con quel 4%. Perciò, se per vivere abbiamo bisogno di 20 mila euro, il capitale da investire che dobbiamo avere a disposizione per l’investimento è di 500 mila euro. 20 mila è il 4% di 500 mila. Per avere 40 mila euro all’anno ne dobbiamo avere investiti 1 milione.

Una volta determinata la cifra che ci serve, il secondo passo è quella di avercela. Dobbiamo accumularla…come? In realtà Collins non risponde a questa domanda. Lui divide le fasi della vita in due parti:

a – la fase in cui si accumula e si investe

b – quella in cui si smette di accumulare e si gode del frutto dei propri investimenti.

…qui non mi occupo di quella dell’accumulo perché è abbastanza ovvia. Moltissimi blog e libri danno consigli su come fare. Uno di questi è DeMarco di cui ho scritto QUI. Basti dire che, in un modo o nell’altro, grazie ad un lavoro retribuito e ad una sana e drastica strategia di risparmio, o attraverso una strada più veloce, che può essere quella della imprenditorialità, raggiungere una cifra minima di almeno 50 mila euro è la base da cui partire.

Nella fase di accumulo bisogna investire costantemente, sempre, la porzione più grande che si può del proprio reddito così che, in caso di crollo, continueremo ad investire senza problemi e trarremo vantaggio dal crollo stesso. La volatilità del mercato sarà nostra amica…

Ma, per passare alla seconda domanda da un milione di dollari…

dove possiamo investire al meglio questi soldi accumulati?

Il suggerimento davvero prezioso che ci dà Collins è quello di investire negli INDICI – nei fondi indicizzati – quelli di cui ho parlato nel post precedente su Jack Bogle e il suo Piccolo Libro dell’Investimento e che ti consiglio di leggere se te lo sei perso.

Collins sostiene, infatti, che per sua esperienza personale ultra ventennale, investire in questo tipo di strumento è molto più efficace – e semplice – che non darsi da fare a scegliere azioni da acquistare o fondi gestiti da manager di cui ci dovremmo fidare e che lo fanno per noi.

Lui stesso lo ha fatto per tanto tempo e si è accorto solo dopo, grazie agli errori commessi e all’esperienza accumulata, che la strada più semplice non era quella che lui aveva intrapreso – che comunque lo aveva condotto alla libertà finanziaria – ma quella degli indici passivi!

In realtà – e come dice Collins nella sua intervista a Google Talk – disponibile QUI – l’industria di Wall Street ci vuole far credere proprio il contrario. E cioè che ognuno di noi può diventare come Warren Buffet, battere il mercato, scegliere le migliori azioni ed essere sopra la media e bla bla bla.

Loro fanno il proprio interesse perché da questa frenetica compravendita di azioni, chi ci guadagna sono loro, gli operatori di borsa. Che collezionano ricche commissioni.

Essere sopra la media e battere il mercato è una pia illusione….almeno nel lungo termine.

In realtà, sempre nel lungo termine, i fondi passivi, battono la stragrande maggioranza dei fondi gestiti in maniera attiva! Le statistiche parlano chiaro e non sto qui ad annoiarvi con i numeri…

L’indexing – investire in indici – significa comprare tutto il mercato e questo permette di evitare di commettere errori e puntare sui cavalli sbagliati, che sono la maggior parte!

La cosa più bella del libro – e del blog – di Collins è che, a differenza della stragrande maggioranza di altri che parlano per grandi categorie – “investite in fondi di investimento”…si ma quali? – lui ci dice esattamente cosa dobbiamo fare, quali fondi indicizzati dobbiamo acquistare!

E quello che dice è così semplice e lineare che molti storcono il naso, non ci credono. Ma io, come Collins che si rivolge alla sua amata figlia che non ne vuole sapere di investimenti e soldi, credo davvero che il suo messaggio sia fondamentale per un grandissimo pubblico di persone (uomini e donne) che non vogliono o non possono impegnarsi in lunghe sessioni di studio per analizzare mercati e quant’altro.

Nel mio “giro” sono pochissime le persone che hanno una qualche consapevolezza dell’importanza di avere una strategia di investimento e lasciano fare al caso o, peggio, al loro consulente finanziario. O, ancora peggio, si concentrano in maniera a dir poco ossessiva sui piani pensionistici, l’età in cui potranno andare in pensione…e menate di questo tipo. Senza prendere in mano il loro futuro e diventarne protagonisti!

Per questo spero che questo “messaggio in bottiglia” raggiunga il più grande numero di persone e possa aiutarle a semplificarsi la vita, viverla in maniera piena, con soddisfazione, lavorando o meno, senza l’incubo di un lavoro inutile, privo di significato, che va fatto solo perché ci servono i “sudati” soldi.

Collins dice questo: ignorate tutte le migliaia di offerte che ci vengono fatte e focalizzatevi sui fondi indicizzati passivi, azionari e obbligazionari.

In particolare lui consiglia il fondo indicizzato azionario VTSAX Vanguard Total Stock Market Index Fund, che raggruppa le principali 3600 aziende statunitensi quotate. E quello obbligazionario VBTLX Vanguard Total Bond Market Index Fund che invece replica le obbligazioni.

Entrambi questi fondi indicizzati NON sono disponibili in Italia.

Come fare? Ci vengono in aiuto gli ETF – Exchange Traded Funds – che sono la versione più liquida e semplice da sottoscrivere dei fondi indicizzati. In particolare, il Vanguard Total Index – VTI  –  è l’ETF che Collins mette in cima a tutto e che è lo strumento alternativo che lui consiglia per noi europei. Si tratta del re assoluto degli ETF indicizzati perché raggruppa e replica TUTTE le azioni del mercato statunitense ad un costo di gestione irrisorio.

 

Alcune “pillole di saggezza finanziaria” by J L Collins

Il miglior momento per investire era “ieri”, il secondo miglior momento è oggi!

Mai cercare di “prevedere” l’andamento dei mercati…nessuno lo sa veramente (never try to time the market)…nessuno è furbo a tal punto.

Mai vendere in fase di crollo quando siamo presi dal panico….mai! Controllare le proprie emozioni!

Certo, immagino l’obiezione di molti – o pochi? – che si rizzeleranno per il fatto che investire in un paese che non sia l’Italia – in questo caso gli USA e le multinazionali statunitensi – sia “anti-patriottico”. Io dirò solo che:

a – chi ha come obiettivo la libertà finanziaria ha anche, come strada più semplice, veloce e sicura, quella di investire nell’economia più solida del pianeta;

b – investire i propri soldi in strumenti e asset finanziari al di fuori dei propri confini – e, ancora una volta, nell’economia più forte e in crescita del pianeta – è una saggia strategia di diversificazione del rischio;

c – per molti investire i propri soldi dove e come si crede meglio è una forma di libertà che abbiamo conquistato con la globalizzazione e l’apertura dei mercati. Ed è un modo per “votare” realmente, con i propri soldi, e non solo quando siamo chiamati a farlo alle elezioni!

d – e, infine, se si vuole si può benissimo investire sul mercato europeo e sottoscrivere l’ETF VX5E, Vanguard Euro STOXX 50 UCITS ETF, che replica l’indice azionario europeo più importante, l’Euro STOXX 500, appunto. O il VEUR Vanguard FTSE Developed Europe quotato alla borsa di Amsterdam.

e – o, ancora, e per concludere davvero, il VT Vanguard Total World Stock con…tutte le azioni del mondo…

COME ACQUISTARE GLI ETF VANGUARD

Ma allora dove e come è possibile acquistare in Italia questi ETF? Basta avere un conto con una banca on line che offre la possibilità di fare trading: da Fineco a IW Bank, solo per nominarne due.

In questo recente post di un blog dedicato alla indipendenza finanziaria, INCASSAFORTE, viene spiegato bene come – e dove – acquistare gli ETF Vanguard. E, in particolare riporto qui il passaggio che ci interessa di più:

Vanguard ha ETF quotati un po’ ovunque nel mondo, ma per ora non in Italia, purtroppo. La scelta migliore è Amsterdam, principalmente per due motivi:

  •  La valuta su Amsterdam è l’Euro: chiaramente se comprerete un prodotto con sottostante in dollari (ad es. un indice Azionario USA) rimarrete comunque esposti al rischio di cambio, ma vi eviterete i costi derivanti dall’acquistare dollari o sterline (se comprate un ETF in valute straniere, la vostra banca vi farà un tasso di cambio leggermente sfavorevole rispetto a quello ufficiale).
  •  La tassazione degli ETF Vanguard quotati ad Amsterdam (diversamente da quelli quotati in USA) è “armonizzata”, ossia evitate di pagare le tasse due volte (prima nel paese di origine, poi in Italia).

 Non tutte le banche / broker vi lasciano fare trading di ETF fuori dalla borsa di Milano purtroppo (l’ottima CheBanca!, ad esempio, non lo consente), dovrete quindi trovare una piattaforma che ve lo lasci fare.

 Io personalmente utilizzo Fineco, perché vi permette di fare trading ETF su Amsterdam a prezzi molto buoni, se utilizzate il servizio ETF Replay.

 La faccenda, amici miei, non finisce qui. C’è tutto un discorso da fare sulla allocazione tra azioni e obbligazioni in una percentuale che dipende dalla nostra propensione al rischio e dalla fase della vita in cui ci troviamo. Più azioni vorrà dire maggior rischio ma più potenziale guadagno. Più obbligazioni, meno rischio. E ribilanciare il tutto una volta l’anno!

Ma per questo e altro…arrivederci alla prossima puntata…

ATTENZIONE! UN PICCOLO AVVERTIMENTO: Non sono un consulente finanziario e questo non vuol essere un post per consigli di investimento che solo i professionisti accreditati possono dare. Intendo condividere quello che imparato in questi ultimi anni sia dalla mia esperienza pratica che dalle letture di libri specialistici e divulgativi così come dall’ascolto di podcast finanziari.

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