I 30 – più uno – ESERCIZI PER COSTRUIRE UNA VITA FELICE

I consigli di Raphaelle Giordano per chi è insoddisfatto e desidera superare le dinamiche negative in cui è intrappolato.

Disegno di Joo Hee Yoon

Ho appena finito di leggere LA TUA SECONDA VITA COMINCIA QUANDO TI ACCORGI DI AVERNE UNA SOLA, di Raphaelle Giordano, una scrittrice francese.

Si tratta di un “manuale romanzato” per migliorare sè stessi, essere positivi e…diventare ciò che davvero si sogna di essere.

Nel libro viene raccontata la “rinascita” alla consapevolezza di una donna insicura e infelice – Camille – che, grazie all’aiuto di Claude, un abitudinologo – coach/angelo custode/fata turchina – che la guida passo passo, mette in atto esercizi e pratiche di crescita personale con lo scopo di riprendere in mano la sua vita con entusiasmo e gioia e, da crisalide, diventare “farfalla”.

Il Programma Farfalla, come infatti lo chiama lei, si sviluppa in un arco di sei mesi e si conclude con il successo della nostra eroina che, a sua volta, trasmetterà il messaggio a un’altra che, come lei, ha bisogno di qualcuno che la spinga a crescere e capire la natura di ciò che la anima e la entusiasma.

Qui intendo elencare in 30 brevi “pillole” il percorso che fa di Camille una stupenda “farfalla”.

Con una premessa a tutti gli esercizi e i suggerimenti dell’abitudinologo:

Siamo innanzitutto noi a dover innescare nella nostra vita un “circolo virtuoso” positivo: dall’adottare una postura dinamica, all’essere vivaci, sorridere e comunicare entusiasmo.

Dal prendersi cura di sé all’avere un buon livello di autostima ed essere aperti agli altri e alle opportunità che ci capitano.

  1. Il primo passo è avere davvero voglia di cambiare. Il cambiamento bisogna desiderarlo e approcciarlo a piccoli passi. Facendo esperienza e, soprattutto, consapevoli che la mente è la nostra personale “fabbrica dei pensieri”, che noi stessi possiamo imparare a gestire.

2. Il secondo passo è quello di fare letteralmente pulizia esteriore, liberandoci di cose e oggetti inutili e del disordine e del caos nelle nostre case. Ma la pulizia è anche interiore perché la vita è come una mongolfiera: per salire più in alto bisogna lasciare andare la zavorra e liberarsi di quello che ci impedisce di salire in quota.

3. Il terzo esercizio è quello di fare una lista di ciò che NON vogliamo essere (es: non voglio più essere frustrata sul lavoro, non voglio avere i miei chili di troppo, non voglio più trascurarmi…).

4. Praticare “l’ancoraggio positivo”: estrapolare un momento positivo e felice della nostra vita che stiamo vivendo e stigmatizzarlo con un gesto che potremo ripetere quando vorremo per rivivere quelle sensazioni positive.

5. Delineare la persona che vogliamo essere con le qualità che vorremmo avere facendone un elenco, dalla A alla Z (da accogliente, ambiziosa, audace…a…tollerante, versatile, volenterosa, zelante).

6. Fare smorfie con il viso e la bocca davanti allo specchio, mimare gioia e tristezza, tirare fuori la lingua e dire WAZAAAAA…pronunciare le vocali in maniera esagerata;

7. Scattare foto con una macchina immaginaria ma con il “filtro della positività” e immortalare solo le cose belle che ci capitano (il cielo, gli alberi, una coppia felice).

8. Perdere peso senza fare una dieta. Con una alimentazione sana e sfiziosa. Fare attività fisica anche senza andare in palestra ma, ad esempio, facendo le scale a piedi e praticando la ginnastica passiva (basta contrarre i muscoli anche da fermi ogni volta che possiamo).

9. Tenere un Taccuino della Positività: una rubrica dove inserire in ordine alfabetico i nostri piccoli successi, le gioie quotidiane. Avremo così una serie di ancoraggi positivi (come da punto 4) da consultare al momento del bisogno.

10. Praticare l’ascolto dell’altra persona soprattutto durante i conflitti, perché è vero che “chi ascolta è il re del mondo”. Essere consapevoli e fare mente locale – nel momento del litigio – su ciò che desideriamo e su quali sono i nostri bisogni reali nei confronti dell’altro. Potremo così esprimerli meglio e, se si tratta di richieste ragionevoli, non c’è motivo per cui queste non possano essere accolte.

11. Non farsi sopraffare dall’aggressività. La dinamica del litigio và gestita con calma. E’ necessario capire ciò che non ci piace, esprimere l’emozione, proporre una soluzione vantaggiosa per entrambi e trovare un accordo. Valorizzare l’altra persona e trasmetterle la nostra ammirazione e positività.

12. Gestire le emozioni negative degli altri senza farsi travolgere e stare male a propria volta. L’empatia buona – asciutta – è quella che ci permette di ascoltare gli umori degli altri senza farsi influenzare.

13. E, sempre per gestire le emozioni negative, poi, si può usare la tecnica dello scollare i francobolli: cioè dire di volta in volta ciò che ci disturba, senza ruminare.

14. Il “segreto della bellezza” universale è quello di essere positive e felici, senza “nutrire i propri ratti”, che significa lamentarci e crogiolarci nelle nostre “disgrazie”.

15. Un esercizio per rafforzare l’autostima è la “modellizzazione”: visualizzarsi nei panni di un’altra persona che ammiriamo molto e con la quale ci vogliamo identificare assumendone gli atteggiamenti e facendo finta di essere lui o lei;

16. E, ancora, per darci una carica in più: scegliere le qualità di più persone diverse e farne un “collage” con le foto dei loro visi da mettere in bella mostra. Per quanto mi riguarda, io vorrei: avere l’intelligenza scientifica di Fabiola Gianotti (primo direttore donna del CERN di Ginevra), la bellezza di Charlize Theron, l’acume negli affari di Warren Buffett o la capacità di scegliere le start up più promettenti di un business angel come Jason Calacanis; la grinta e la voglia di imparare e sperimentare di Tim Ferriss e l’inventiva e la narrazione di Elena Ferrante, la mitica e misteriosa autrice dalla trilogia della amica geniale.

17. E cosa fa la nostra eroina la sera prima di andare a dormire per conciliare il sonno e darsi una carica di positività? pensa alle tre cose belle che le sono capitate nell’arco della giornata.

18. Questo è un esercizio che può sembrare scontato ma che a me piace tantissimo e che intendo praticare. E’ l’esercizio del SORRISO. Dobbiamo e possiamo sorridere di più. Il sorriso, infatti, è un “capitale” che può fare la nostra fortuna. Certamente di più che un biglietto della lotteria. E non costa praticamente nulla: un sorriso costa meno dell’elettricità ma fa altrettanta luce, Abbè Pierre. Ma oltre al sorriso esteriore, è importante imparare a praticare quello interiore, un sorriso rivolto a noi stessi che ci riporti ad uno stato di pace e benessere. Metterlo in pratica è davvero semplice: basta sedersi, ogni giorno per brevi momenti, rilassarsi e atteggiare un sorriso, concentrandosi sul respiro. Si proverà benessere, distacco e serenità.

19. Fare esercizi di autosuggestione positiva per almeno tre settimane fino a che questa pratica diventerà una abitudine. Eliminare i pensieri negativi e sviluppare vibrazioni positive. Utilizzare il “trucco” del salvadanaio brontolaio dove, quando qualcuno – o noi stessi – si lamenta, ci mette un euro.

20. Praticare la calma e la serenità come se si facesse una immersione subaquea, inspirando ed espirando con estrema consapevolezza e controllo.

21. Il ventunesimo è l’esercizio del risveglio sensoriale che consiste nell’essere presenti e consapevoli del momento che si sta vivendo, anche nelle piccole pratiche quotidiane.

22. Isolarsi in un posto tranquillo, sedersi e fare respiri profondi tenendo la mano sul cuore: questo è l’esercizio dell’armonizzatore. Quando si inspira si visualizza il cuore che si gonfia, quando si espira si sgonfia. Una volta raggiunto un certo grado di tranquillità, ci si concentra su una immagine o un ricordo bello che ci fa rivivere quelle emozioni.

23. La respirazione profonda. Un esercizio che può essere fatto due o tre volte al giorno. Basta sedersi in tranquillità, rilassare i muscoli del corpo e la mascella, socchiudendo leggermente la bocca. Quindi inspirare contando fino a quattro, trattenere il respiro contando fino a due, ed espirare di nuovo contando fino a quattro. Ripetere per almeno quattro volte.

24. Fare il gatto. Concedersi un momento solo per sé, una piccola pausa piacevole e tranquilla, ben ancorata nel presente, in cui stiracchiarsi, sbadigliare e lasciare fluttuare idee come in una meditazione “soft”. Significa, in altre parole, accontentarsi di “essere”, senza cedere alla pressione del “fare”.

25. E quando si è a corto di idee, perché non fare il googlestorming? Si tratta di una tecnica creativa simile al brainstorming che permette di trovare spunti e suggerimenti nel world wide web. Si fa così: si inserisce una parola da cui vogliamo partire nella barra di ricerca google e si vede cosa esce fuori dal “cappello a cilindro”. Può essere una tecnica utile a trovare una idea per una start up o quella per aprire un blog personale su uno specifico argomento a cui non avevamo ancora pensato.

26. Dobbiamo smettere di voler sempre a tutti i costi compiacere gli altri: riconquistiamoci la nostra libertà dal giudizio di chi ci sta intorno…

27. …e dobbiamo comprendere che il dolore e la sofferenza fanno parte della nostra vita e accettarli come tali. Senza sofferenza non ci sarebbe la felicità. Il segreto è avere il controllo della propria mente e decidere di vivere in maniera positiva anche le situazioni e gli eventi più difficili e sgradevoli. E, ancora, essere “sordi” ai dubbi e alle paure degli altri, che le proiettano su di noi. Dobbiamo identificare i soggetti che per noi sono “tossici”, quelli che non fanno altro che lamentarsi e che vedono sempre tutto nero, e “neutralizzarli” usando “paraocchi e tappi per le orecchie virtuali”.

28. Accettare il dolore ma anche perdonare, perdonare, perdonareil perdono non cambia il passato, ma amplia il futuro. Lasciare andare e perdonare fa bene in primis a noi stessi e ci permette di liberarci dai pesi inutili che ci portiamo dietro senza rendercene conto.

29. Ci siamo quasi. Il penultimo consiglio/esercizio è quello di accettare e accogliere sempre quel quid magico che rende tutto più “fantastico”.

30. Il finale “a sorpresa” è questo: insegnare agli altri ciò che si è imparato, aiutare qualcuno che si trova in una situazione simile alla nostra a cambiare in maniera dolce ma decisa, come ha fatto la nostra Camille. Trasmettere ad altri il proprio know how ha, inoltre, l’effetto straordinario di avere un impatto terapeutico e benefico anche su di noi.

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Alcune di queste “pillole” sono davvero facili da metter in pratica e non costano nulla se non in termini di impegno e dedizione. Credo valga almeno la pena provarci. Soprattutto la pratica della meditazione con il respiro, che mi riprometto di fare ogni giorno.

E, come se non bastasse, alla lunga lista estrapolata dal libro di Gabrielle Giordano, aggiungo quello che è stato per me in questi ultimi anni, un personale esercizio di crescita, per scoprire e valutare meglio le mie vere aspirazioni e desideri.

E’ stata la creazione sul pc di una cartella che ho chiamato PROGETTO. In questa cartella ho messo, man mano che mi venivano in mente, tutte le idee che in qualche modo avrei potuto sviluppare e mettere in pratica. Ogni idea, a sua volta, identificata con una sua propria cartella indicativa del progetto da realizzare.

Dall’ECOMMERCE, con la prospettiva di poter aprire un negozio su Amazon…

…al COPYWRITING, quando mi è sembrato interessante poter scrivere come freelance per promuovere prodotti e aziende on line.

Dal LIFE COACHING per diventare una…life coach…

…al TRADING ON LINE, cosa assolutamente non banale e semplice e che mi ha portato ottimi risultati…ma di questo parlerò in un’altra occasione.

Molti dei miei “mini progetti” sono naufragati o archiviati come quello di fare l’assistente virtuale, o anche quello di dare consulenza agli scienziati e ricercatori italiani per la commercializzazione e la valorizzazione della loro ricerca. Troppo complesso per il paese in cui viviamo…

Sono “capitoli chiusi” su cui ho anche lavorato tanto e grazie ai quali ho imparato ancora di più.

Anche questo BLOG PERSONALE è nato come “cartella di una directory” e chissà che non diventi, insieme ad altre attività che porto avanti, uno dei capitoli importanti della mia crescita personale.

Il libro della Giordano è scorrevole, semplice e forse un pò naïve. Non tutti saranno d’accordo con un tale approccio e storceranno il naso davanti ai consigli “terra-terra” della nostra “life coach”.

Un approccio più “scientifico” e sperimentato in “laboratorio”, invece, è quello di Gabrielle Oettingen, una psicologa tedesca che nel suo libro, IO NON PENSO POSITIVO, sostiene la tesi opposta a quella della Giordano.

E cioè che per capire cosa si desidera dalla vita e come fare per ottenerlo, dobbiamo “abbracciare l’ostacolo” e la negatività. Pensare positivo, essere ottimisti e immaginarsi un futuro felice che ci vede impegnati e dinamici, incluse le visualizzazioni, sono pratiche che ci impediscono, poi, di AGIRE concretamente.

Ma tutto questo, e altro, sarà oggetto di un prossimo post in cui analizzerò meglio la tesi che la Oettingen – e non solo lei – sostiene. Poi starà ad ognuno di noi mettere in atto la “pratica” che meglio si adatta alla propria personalità e al proprio stile di vita o modo di essere.

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