COME IL REDDITO INCONDIZIONATO DI BASE POTRA’ GARANTIRE LA LIBERTA’ FINANZIARIA PER TUTTI

Foto di Kay Berkow - Flickr
Early Morning Mist, Iceland-8 – Jay Berkow Flickr

Da un po’ di tempo la mia curiosità, “come da manuale”, mi ha portato a interessarmi al Reddito Incondizionato di Base, o Basic Universal Income. Un tema che mi affascina e che ho deciso di approfondire visto il mio anelito e la mia voglia di acquisire una libertà dal “sistema” che permetta di essere al di sopra dei ricatti quotidiani che un impiego “dalle 9 alle 5” costringe. Uno degli argomenti che intendo affrontare in questo blog, infatti, è quello della libertà finanziaria, della generazione di reddito automatico (non da lavoro dipendente) e degli investimenti passivi. Argomento che mi sembra speculare proprio a quello del reddito di base incondizionato. Due facce della stessa medaglia.

Ma se da un lato generare un reddito automatico o passivo – passive income – e investire in modo da garantirsi una rendita è del tutto lasciato all’iniziativa individuale, il RIB/BUI è qualcosa che va sottoscritto dalla società, dalla politica, dai cittadini uniti in una richiesta corale. Un “diritto”, come molti sostengono, che andrebbe garantito a chiunque.

E’ necessario, a mio parere, adottare un atteggiamento “fuori dagli schemi” o, come oggi và tanto di moda dire, “out of the box”. Si tratta di aprirsi a soluzioni innovative, che sembrano a prima vista al limite dell’assurdo ma che potrebbero rivelarsi, in futuro, l’uovo di Colombo: perché non ci avevamo pensato prima?

Non è stato difficile, poi, soddisfare questa mia curiosità e andare a cercare, sulla rete, notizie e informazioni sul reddito di cittadinanza. Dai miei amati TED Talk, ad articoli su riviste di altissimo livello come The Atlantic (solo per nominarne una), ho trovato moltissimi spunti e tanto materiale su cui poter elaborare qualcosa di mio. Farmi una opinione e sintetizzare quello che ho letto e studiato in uno – o  più – post di questo blog.

Ho scoperto che da ormai molti anni si occupano di RIB (o BUI) intellettuali ed economisti, giornalisti, ricercatori e scienziati. Ma anche imprenditori illuminati, investitori. Italiani e non. Europei e statunitensi. In questo mare che ho appena iniziato ad esplorare, chi mi ha forse aperto – e convinto di più – ad abbracciare la causa del reddito incondizionato di base è stato Federico Pistono. Giovanissimo e brillante computer scientist italiano che, dalla Silicon Valley dove ormai vive e lavora, e dopo aver frequentato la prestigiosa Singularity University (dove si affrontano materie quali le nanotecnologie, le biotecnologie, la genomica e la robotica), Federico non solo ha sposato la causa, ma ha scritto un libro – I Robot ti ruberanno il lavoro ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici   – e ha messo in piedi un corso on line completamente gratuito che, passo dopo passo, accompagna chi, come me, vuole “saperne di più”. Link al corso.

A mio parere, Federico sintetizza benissimo i concetti chiave del RIB in occasione di un suo intervento del 2014 alla Nasa di circa mezz’ora – Basic Income: Myths and Facts – e che fa parte delle lezioni del corso che ho appena terminato. In sintesi, Federico parla di UNCONDITIONAL BASIC INCOME che, è bene specificarlo, è un trasferimento regolare fatto ai singoli individui incondizionatamente. Lo ricevono tutti senza che ci sia bisogno di dimostrare di essere poveri o disoccupati. Non ci sono parametri di misurazione (livello di reddito ad esempio) né controllori (burocrati) che sono chiamati a verificare queste condizioni. Una situazione, quest’ultima, troppo spesso foriera di errori e di abusi. Paradossalmente, visto che si tratterebbe di una misura molto “di sinistra”, con il reddito incondizionato universale l’intervento dello Stato sarebbe in definitiva ridotto al minimo indispensabile. Il sogno dei cosiddetti libertari.

L’esempio concreto che Pistono analizza è quello di un esperimento condotto nell’India rurale dove, a fronte delle critiche mosse dagli economisti verso l’adozione del RIB, queste vengono punto per punto smontate dai dati rilevati. Dati che provano che le persone che avevano ricevuto per un certo periodo di tempo (18 mesi) il reddito di base, non si sono date all’alcolismo o sono rimaste nullafacenti. Al contrario. E, soprattutto, i dati hanno risposto alla critica che viene fatta riguardo alla mancanza di risorse per coprire una misura del genere. Ebbene, anche in questo caso, viene provato che il RIB soppianta e sostituisce tutta una pletora di sussidi e misure assistenziali costose e inefficienti, liberando le risorse necessarie a finanziarlo. Ma il punto più importante che l’esperimento ha provato è che le persone che avevano ricevuto il reddito incondizionato, oltre a tutta una serie di indicatori positivi riguardo alla loro salute e alimentazione, avevano avuto la spinta necessaria ad intraprendere attività autonome. Cosa che non avrebbero fatto se non avessero avuto un “cuscino di salvataggio” di questa natura. Avevano, in altre parole, avuto la “libertà” e la possibilità di fare qualcosa di utile senza indebitarsi. Un esperimento di enorme successo che l’India replicherà per altri 10.000 villaggi rurali. L’unica misura provata efficace a combattere la povertà!

La condizione necessaria affinchè il RIB funzioni, come già detto, è che non ci siano restrizioni per riceverlo. Questo, infatti, causerebbe, oltre che corruzione ed inefficienza per l’intervento di funzionari spesso interessati al loro tornaconto, l’innesco di un meccanismo psicologico per cui colui che riceve il sussidio, se subordinato, lo percepirebbe come un “privilegio” e una condizione che si è conquistata in un modo o nell’altro e che non vuole rischiare di perdere accettando magari un impiego poco gratificante o, per lui, senza alcun significato. Inoltre, e aspetto non meno importante, è che il RIB elimina l’effetto di “l’erba del vicino è sempre più verde”: quel desiderio irrefrenabile di emulare e di superare la condizione economica e lo status del nostro vicino. Un reddito di base incondizionato allineerebbe tutto e tutti in una condizione di giustizia sociale. Anche gli anziani e i disabili – secondo questo esperimento – hanno migliorato notevolmente la loro condizione non sentendosi più un “peso morto” per la famiglia e la società e avendo anzi la possibilità di compensare economicamente i servizi di assistenza che gli vengono dati.

Con il RIB”, continua Federico, “rispondiamo alla domanda fondamentale che qualsiasi individuo si pone: PERCHE’. Perché esistiamo, perché ci alziamo la mattina e facciamo quello che facciamo e non ci fermiamo ad aspettare che tutto passi e abbia il suo termine. …L’idea che sia possibile dissociare il concetto di reddito da quello di lavoro o di progetto o di passione per qualcosa, è fantastica. E bisogna superare invece l’idea che se non si è produttivi per la società, allora non si ha diritto ad un reddito. E’ la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che afferma proprio il contrario: si tratta di un diritto universale, quello al reddito, che andrebbe garantito a tutti”.

In conclusione, e con la consapevolezza che esistono le risorse finanziare per il RIB, e che l’efficacia di un sistema basato sul reddito universale è stata provata grazie ad esperimenti sul campo – oltra a generare una serie di “esternalità” sociali positive che verrebbero prodotte grazie al RIB ma non necessariamente misurate a livello di PIL – è una peccato che il RIB non sia già diventato una pratica diffusa!

Osservazione importante: il nostro sistema economico, basato sul profitto sic et simpliciter, non stimola le persone a perseguire obiettivi sociali e di natura volontaristica. Perché queste non generano alcun profitto. Un reddito incondizionato, invece, darebbe la possibilità a tutti di seguire i propri sogni e, nello stesso tempo, essere di aiuto agli altri. Per non parlare di inventori/innovatori e scienziati amatoriali che, con un reddito di base, potrebbero dedicarsi ad attività che, oggi come oggi, non vengono per nulla stimolate. In altre parole, tutti avrebbero la possibilità di “pensare” e di “creare” proprio come facevano i nobili e gli aristocratici di un tempo in quanto dotati di una “rendita” e di una “eredità”. Persone che hanno potuto dedicarsi ad attività del tutto improduttive nello schema della economia del tempo ma che, in prospettiva, hanno garantito all’umanità di innovare e di crescere esponenzialmente.

Forse non siamo ancora pronti per una innovazione sociale così rivoluzionaria ma, come conclude Federico “il RIB è uno dei pilastri del futuro. Non è la soluzione di tutti i mali della nostra società ma è un pezzo del puzzle!”

Personalmente ho deciso di attivarmi e mi sono iscritta alla associazione Basic Income Network Italia che, a sua volta rientra nella globale BIEN. L’associazione opera da otto anni ed è su base volontaria, del tutto distaccata dalle dinamiche della politica e degli interessi particolari. Il mio obiettivo è di contribuire, oltre che finanziariamente con la sottoscrizione della quota associativa, anche con articoli e post che possano stimolare il maggior numero di persone almeno a prendere in considerazione questa possibilità, senza pregiudizi.

…E PER CHI VUOLE APPROFONDIRE:

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